Cronaca

Processo BCC, ricusato il gup che avrebbe il cognato nel Consiglio di Amministrazione della Banca

LECCE – Processo Bcc: la Procura di Lecce presenta istanza di ricusazione nei confronti del gup Vincenzo Brancato. Il pubblico ministero, Carmen Ruggiero, ha depositato in queste ore la ricusazione, che si basa sulla parentela del giudice in questione con un socio della banca, in particolare un cognato di questi è consigliere del Consiglio di Amministrazione della BCC. L’udienza è stata rinviata al prossimo 12 febbraio. Lo stesso giudice, essendogli stata prospettata la situazione di presunta incompatibilità, aveva già inviato gli atti al presidente del Tribunale.

In queste ore il Pubblico Ministero ha depositato agli atti i verbali in cui il boss pentito Tommaso Montedoro afferma di un presunto incontro con il sindaco Giancarlo Mazzotta prima del suo arresto. Sarebbe avvenuto -secondo quanto riferisce- a Casarano, nel 2012, in quest’incontro il politico gli avrebbe promesso un appuntamento con l’allora Ministro Angelino Alfano.

Montedoro il 19 ottobre scorso collegato in video conferenza durante il processo Diarchia, era stato interrogato dai pm. In quell’occasione avrebbe, parlando dei rapporti con esponenti politici locali, tirato in ballo anche il sindaco di Carmiano.

Per l’avvocato Pantaleo Cannoletta che difende Mazzotta, le dichiarazioni di Montedoro sono inverosimi. “Solo oggi siamo riusciti a comprendere a quale momento temporale avrebbe inteso riferirsi. Cercheremo di dimostrare che ha forse riferito notizie apprese da libero , o in carcere, dagli organi di stampa. Si tratta, in ogni caso, di accuse assolutamente gratuite. Sulla ricusazione saranno altri giudici a pronunciarsi. E non è escluso che si possa chiarire immediatamente che non c’è nessuna situazione di particolare sospetto”. 

L’avviso di chiusura delle indagini su presunte pressioni nella scalata alla BCC -Banca di credito cooperativo- di Terra d’Otranto era stato notificato agli indagati il 21 marzo di quest’anno,

I fatti si riferiscono al rinnovo del cda della banca, avvenuto nel 2014.

L’inchiesta sul presunto condizionamento, con modalità mafiose, da parte di un clan di Monteroni considerato facente parte della sacra corona unita, nel voto per il rinnovo delle cariche.

Le dieci persone raggiunte dall’avviso, sono indagate a vario titolo per tentata concussione, estorsione consumata e tentata, aggravate dal metodo mafioso, e per violenza privata.

Sono il sindaco di Carmiano Giancarlo Mazzotta, al quale viene contestato anche di aver raccolto deleghe dei soci della banca in bianco, per favorire l’elezion00e a presidente del fratello Dino, lo stesso Dino, Tommaso Congedo, direttore, Giuseppe Caiaffa, consigliere uscente, Luciano Gallo, Saulle Politi, Italo Potì, Maria Grazia Taurino, che per la banca si occupava di mutui, Ennio Capozza, visurista, e Giovanni Mazzotta, monteronese, noto come “Gianni Conad”, già condannato in via definitiva per mafia.

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