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Covid: solo 3 casi nel Salento. Lopalco: “Ecco perché Puglia area più a rischio”

BARI- Alla vigilia della fase due, il bollettino regionale consegna il dato più rassicurante registrato da fine febbraio: solo 11 nuovi casi in Puglia, di cui 3 nel Salento, a fronte di 1.073 test per l’infezione da Covid-19. In particolare, sono stati riscontrati due nuovi positivi nel Leccese, dove però si contano anche due morti per complessivi 63 decessi e 497 casi di Coronavirus. In questa provincia, tra gli ultimi comuni interessati c’è nuovamente Gallipoli, dove, come fatto sapere dal sindaco Stefano Minerva, un’anziana proveniente da una rsa di Seclì e recatasi al pronto soccorso del Sacro Cuore è stata collocata in isolamento in attesa dell’esito del tampone, risultato purtroppo positivo. Anche il sindaco di Taviano, Giuseppe Tanisi, ha comunicato la notizia del primo contagio di un concittadino, come risultato dalla mappa allegata al Bollettino: si tratta di una persona già in isolamento in ospedale. E ricoverato è anche il galatonese della cui positività ha dato notizia il sindaco Flavio Filoni due giorni fa. Sottoposti a quarantena, ovviamente, i familiari.

Intanto, in queste ore, un altro tampone positivo riguarda Brindisi, dove si sale a 582 contagi e sono 25 i pazienti ricoverati al Perrino, due in rianimazione; zero invece i nuovi contagi nel Tarantino, da sempre la provincia più risparmiata, con 263 casi. Più diffusa la presenza del virus nel nord della regione, in particolare a Bari (+3), primo territorio colpito con 1.322 positivi, e Foggia (+2), dove se ne contano 1.068. Nella Bat (+2) invece si è a 279.

Dei 4.144 cittadini contagiati dall’inizio dell’epidemia, sono guariti in 765 e i morti sono stati 424, soprattutto ultraottantenni. Dunque, attualmente positivi ne restano poco meno di tremila  (2.955), l’81 per cento dei quali curati a domicilio e il resto in ospedale, dove in terapia intensiva, fortunatamente, ce ne sono meno di due su cento.

Ciò che preoccupa per davvero, però, a maggior ragione in vista dell’allentamento delle restrizioni, è la grande percentuale di asintomatici presenti in Puglia, pari al 43,6 per cento. Su questo è tornato a parlare in queste ore l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco, a capo della task force regionale per l’emergenza, rispondendo ad alcune domande sulla sua pagina Fb. A chi continua a chiedergli perché no i tamponi a tappeto a tutti, lui ha risposto con i numeri: in sostanza, come si fa a fare test a 4 milioni di pugliesi e ogni quanto andrebbero ripetuti? Insomma, non è una strategia valida, a suo avviso, anche alla luce del fatto che la grande percentuale di persone portatrici del virus pur non registrando alcun sintomo è stata scovata “con una attenta strategia di uso dei tamponi”, vale a dire individuando il focolaio e andando a chiuderlo, circoscrivendo la cerchia dei contatti.

 La mappa della densità della popolazione in Italia, pubblicata in questa domenica da Lopalco, “dà una idea abbastanza precisa di quali siano le aree a maggior rischio di circolazione”.

Ecco perché (e dove) bisogna stare attenti – ha rimarcato l’epidemiologo leccese -. Il virus si muove con le nostre gambe. Più gambe ha, più velocemente si muove. Fino ad oggi il lock-down ha rallentato la corsa del virus, ma ora che le attività riprenderanno il virus riprenderà a circolare”.

E la Puglia è una delle aree più a rischio, proprio perché è “la regione meridionale più densamente popolata”. Quella cartina spiega perché, dunque, qui si sono avuti più casi in rapporto al resto di molte regioni meridionali.

Anche alla luce di questo ora è ancora più forte la raccomandazione: “siate prudenti”. Mascherine, guanti, distanziamento sociale e tanta responsabilità individuale dovranno essere l’imperativo per tutti.

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