Cronaca

Scontro treni, Pool di magistrati dà il via alle indagini. Primi indagati

TRANI-Sono 5 i magistrati che fanno parte del pool che si occuperà delle indagini sul disastro ferroviario di Corato-Andria. Oltre al Pm facente funzioni, Francesco Giannella, il pool è composto dai pm Antonio Savasta, Simona Merra, Marcello Catalano e Michele Ruggiero.

Quest’ultimo è noto per aver indagato in distinti procedimenti la Deutsche Bank di Francoforte e due agenzie di rating (Standard & Poor’s e Fitch) per manipolazione del mercato, e per aver svolto indagini (delle quali è stata poi chiesta l’archiviazione) sulla presunta correlazione tra vaccini e autismo.

L’indagine della Procura di Trani dovrà anche accertare l’adeguatezza del sistema di controllo rispetto alle norme in vigore, e i tempi del raddoppio della tratta e di ammodernamento del sistema di controllo del traffico.

Nel registro degli indagati sono stati iscritti i nomi di alcune persone  per i reati di disastro ferroviario colposo e omicidio colposo plurimo. Si tratterebbero dei due capistazione, di Corato e Andria, peraltro già sospesi in giornata su decisione della direzione di Ferrotramviaria, la società privata che gestisce la tratta su cui è avvenuto l’incidente, ma anche altri collaboratori. Secondo la Procura il treno partito da Andria, che dopo circa dieci minuti si è scontrato con quello proveniente da Corato, non sarebbe dovuto partire. E a provocare lo scontro sarebbe stato un errore umano, ma sarà necessario capire da cosa sia stato determinato.

Sentita Stefania Gnesi, ricercatrice dell’Istituto di scienza e tecnologie dell’informazione ‘A. Faedo’ del Consiglio nazionale delle ricerche, si starebbe ipotizzando che la causa dell’incidente sarebbe stata la mancanza di sistemi automatici di supervisione della linea ferroviaria, in quella tratta viene ancora usato il cosiddetto ‘blocco telefonico’, cioè la comunicazione telefonica del via libera sul binario unico. 

“Dalle informazioni che abbiamo estrapolato da Internet sembrerebbe non ci fosse un impianto di segnalazione automatica in quella tratta – osserva – sembra invece che li’ funzioni ancora il blocco telefonico, cioè la comunicazione via telefono del via libera, tra la centrale di controllo e il macchinista”. “Secondo le informazioni prese dal sito Rfi – aggiunge Stefania Gnesi – il sistema di blocco telefonico è usato in una piccola percentuale delle linee, il 98% è invece controllato da sistemi automatici più o meno raffinati, con livelli più o meno accurati a seconda della linea”.”Ci sono sensori su tutta la linea ferroviaria – spiega – che segnalano blocco per blocco se la linea e’ occupata. Man mano che il treno avanza si bloccano gli altri treni, c’è come una distanza di sicurezza. Se per caso un treno sfora, viene mandato il blocco automatico, che può essere il classico semaforo rosso oppure l’interruzione della linea elettrica sul treno, che quindi si ferma”. “E’ un sistema altamente sicuro – aggiunge Stefania Gnesi – perché tutte queste procedure vengono validate e testate prima di essere messe in uso, controllate via software e via hardware e devono rispettare delle regole di certificazione”. “Resta lo sconcerto per questo genere di incidenti gravi”, conclude.

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