Cronaca

Assassina evasa, spuntano presunti intrecci con la camorra

LECCE- L’ombra di presunti intrecci con la camorra infittisce il giallo dell’evasione di Rosa Della Corte. La 29enne napoletana, venerdì, non è più rientrata nel carcere di Borgo San Nicola e ha fatto perdere le proprie tracce assieme a quelle del fidanzato, Lorenzo Trazza, 26 anni, di Muro Leccese.
È un particolare che viene a galla solo ora quello di un possibile coinvolgimento della donna nell’omicidio del boss Francesco Verde. Durante il suo primo permesso premio, nel novembre scorso, inoltre, nel suo quartiere avrebbero festeggiato con fuochi d’artificio, rito riservato ad affiliati ai clan. Questo, almeno, è scritto nel rapporto della Questura di Napoli, inviato a Lecce a luglio e motivazione alla base del diniego dei domiciliari da parte del magistrato di sorveglianza. “E’ una relazione falsa e artefatta, l’ultima mazzata per Rosa”, tuona il legale di lei, Carlo Carmine Gervasi.

L’agguato al capoclan ‘O negus è avvenuto il 29 dicembre 2007 a Casandrino. Un’esecuzione mafiosa in piena regola, nello stesso luogo in cui il 4 aprile 2003 venne ritrovato il corpo di Salvatore Pollastro, il fidanzato della Della Corte, condannata per quell’omicidio dal movente, stando a quanto accertato, passionale.

Cosa c’entra Rosa con la camorra? Per l’avvocato Gervasi niente: “Francesco Verde è stato ucciso in via Napoli, Pollastro venne ritrovato in via Agrigento, a 2 km di distanza. E in quel periodo, tra l’altro, lei era già da tre anni dietro le sbarre e nel circondario di Perugia. Anche sui fuochi d’artificio, va detto che la mia assistita ha goduto di quel permesso premio non a Napoli ma a Lecce. Nel processo per l’omicidio del suo fidanzato, inoltre, nessuno ha mai fatto riferimenti a relazioni con la camorra, come ho dimostrato nell’udienza dell’8 luglio scorso. Tuttavia, quel rapporto della questura è bastato per negare a Rosa gli arresti domiciliari, nonostante i pareri favorevoli della Procura di Lecce e le relazioni positive di sintesi e comportamentali degli operatori della casa circondariale. Le è caduto il mondo addosso, anche perché il 18 luglio le hanno negato di poter andare ad assistere la madre in ospedale”.

Intanto, le ricerche della coppia sono state estese in tutta Italia. Non c’è solo l’ipotesi di una fuga d’amore. Per gli investigatori, “non infondata” è anche quella del suicidio. “Era in cura perché estremamente stressata, ricoverata diverse volte al Fazzi e negli ultimi tempi anche sotto osservazione h 24 per il rischio di un gesto estremo”, conferma Gervasi. Perplessità destano anche due particolari: i due hanno fatto perdere le proprie tracce l’ultimo giorno del permesso premio e non agli inizi e, inoltre, non avrebbero disponibilità economica tale da poter sostenere una latitanza. A lei, infine, rimanevano soli due altri anni di detenzione da scontare.

Al momento, comunque, nel fascicolo aperto sulla scrivania del pm Stefania Mininni si ipotizza il reato di evasione. L’attenzione si sposta sulle due famiglie di lei e di lui.

I carabinieri della compagnia di Maglie stanno passando al setaccio lettere, traffico telefonico, eventuali indizi su luoghi in cui i due potrebbero essere stati insieme durante i sette lunghi permessi premio (di sei e non degli usuali tre giorni) goduti da Rosa, in zona o altrove.

L’obiettivo, ovviamente, è verificare gli ultimi spostamenti. Si ritiene sia difficile che i due abbiano lasciato l’Italia. La certezza, invece, è che sono partiti insieme alla volta della Campania, per andare a trovare la madre di lei. 

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