Cronaca

Sequestro di persona? Don Cesare condannato anche in appello

LECCE – Nulla da fare per Don Cesare Lodeserto, l’ex Direttore del Centro ‘Regina Pacis’. La Corte d’Appello di Lecce ha confermato la condanna a 5 anni e 4 mesi inflitta al sacerdote, in abbreviato, il 26 settembre del 2007. L’imputato è stato ritenuto dai giudici colpevole di calunnia, minaccia per costringere a commettere un reato e di istigazione per delinquere, sequestro di persona nei confronti di 5 ragazze ed estorsione (perchè avrebbe costretto alcune ospiti del centro a lavorare in una fabbrica di Carmiano). Accuse per cui il sacerdote fu anche clamorosamente arrestato nel marzo del 2005 e rimase in carcere per 2 settimane.

“Non siamo sorpresi di questa condanna – hanno commentato i difensori di Lodeserto, gli avvocati Frix Massa ed Emilio Ricci – la decisione è frutto di una certa convinzione oramai radicata negli ambienti giudiziari leccesi e viziata dai pregiudizi su questa vicenda”. “Sono convinto- ha aggiunto l’avvocato Massa – che questo processo sia privo di fondamento e che la Corte di Cassazione, a cui ci rivolgeremo dopo aver letto le motivazioni della sentenza – ci darà ragione. Le accuse infamanti – ha concluso – si fondano sulla testimonianza di pochissime ragazze ospiti del centro, rispetto alle tante che invece si sono schierate a favore di Don Cesare”.

Confermate dalla Corte D’Appello anche le condanne per gli altri imputati. Si tratta del cugino di Don Cesare, Giuseppe Lodeserto e della moglie Natalia Vieru, difesi dall’avvocato Luigi Rella, a cui sono stati inflitti rispettivamente 3 anni e 2 mesi e 2 anni ed 8 mesi di carcere. Per il quarto imputato Armando Mara, è stata confermata la condanna al pagamento di una multa di 30mila euro. Alcune delle presunte vittime si sono costituite parte civile con gli avvocati Francesco Calabro, Marcello Petrelli e Maurizio Scardia.

Attualmente Don Cesare Lodeserto risiede in Moldavia.

di Monica Serra

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