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Adesso Brindisi deve difendere con i denti il “suo” basket!

BRINDISI – Brindisi non è diversa da tante altre città del sud, con i suoi problemi, con le sue crisi economiche e con una situazione occupazionale che fa rabbrividire e che non consente di alimentare grandi speranze per il futuro. Una condizione da ultimi della classe che spesso si è verificata anche nelle classifiche sulla qualità della vita, sulla presenza di servizi pubblici, sul verde urbano e sui servizi sociali.

Gli enti locali, nel corso degli anni, hanno tentato di invertire la rotta, ma non è mai stato e non sarà semplice, soprattutto adesso che si sta verificando un processo di deindustrializzazione, effetto diretto anche della decarbonizzazione.

Una cosa, però, ci ha fatto andare fieri del nome di Brindisi: la nostra squadra di basket che da anni milita nel massimo campionato nazionale e che nelle ultime stagioni a volte ha assunto anche il ruolo di capolista, lasciandosi alle spalle realtà storiche di questo sport come Milano e Bologna. Una soddisfazione immensa, frutto dei grandi sacrifici compiuti dai soci, così come delle ottime scelte effettuate in sede di campagna acquisti. Elementi fondamentali, tanto quanto il meraviglioso pubblico del PalaPentassuglia che ha rappresentato realmente il sesto uomo in campo.

Brindisi, insomma, in tante occasioni si è meritata la copertina di riviste di settore o il servizio di apertura delle cronache sportive delle televisioni nazionali.

Quest’anno, però, quel bellissimo giocattolo pare si sia rotto e dopo sei giornate di campionato l’Happycasa occupa l’ultima posizione in classifica con sei sconfitte ed un allenatore già esonerato.

Errori di mercato? Certamente! Qualche sottovalutazione del livello delle squadre avversarie? Anche. Ma non è questo il punto. Oggi Brindisi ed i brindisini non devono difendere solo una squadra di basket, ma la loro stessa identità, lo strumento che le ha permesso di essere i primi della classe a livello nazionale, quel tocco di credibilità che non abbiamo avuto e non abbiamo in altri settori.

Da oggi e fino al termine della stagione, quindi, in campo dovranno esserci ottantamila brindisini pronti a combattere su ogni palla per fare canestro e per cancellare dal vocabolario la parola “retrocessione”.

Brindisi può farcela, ne siamo certi. Ancora una volta!

Mimmo Consales

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