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Cortocircuito estimi, disparità tra i cittadini agita la politica

LECCE- Cittadini che abitano sullo stesso piano in appartamenti uguali del medesimo condominio pagheranno tasse diverse. A questo paradosso, di fatto, si arriverà con la sentenza sugli estimi catastali. Fatti salvi i 7mila contribuenti che si sono rivolti, vincendo, alla Commissione tributaria e che manterranno la vecchia rendita sui propri immobili, per tutti gli altri si applica la nuova rendita, con automatico aumento della pressione fiscale di circa il 20 per cento. Una disparità che necessariamente avrà ripercussioni anche politiche e non potrà non essere argomento della campagna elettorale in corso.

“Il provvedimento oggi pone un tema di equità”, dice l‘ex consigliere di Lecce Città Pubblica Pierpaolo Patti, che chiede già al “prossimo sindaco di intraprendere ogni azione ed iniziativa utili e necessarie a ristabilire l’uguaglianza dei cittadini, gravemente lesa dalla vicenda in oggetto”.

“Si concretizza un danno irreparabile per i contribuenti leccesi conseguenza diretta di una decisione politica della giunta Perrone tanto iniqua quanto vessatoria”, rincara la dose l’esponente del Pd Antonio Rotundo. “La giunta Perrone – continua l’ex consigliere comunale – è doppiamente colpevole perché non ha revocato le proprie delibere in autotutela in tempo utile quando il Consiglio comunale fu chiamato a discuterne da Carlo Salvemini con la presentazione di una mozione. Oltre al danno la beffa – aggiunge – perché con l’operazione del riclassamento hanno anche sfasciato i conti del Comune avendo previsto una entrata di 3 milioni all’anno che non si è poi realizzata, buco che abbiamo dovuto colmare con la manovra di riequilibrio 2018-2033”.

Anche l’avvocato tributarista Maurizio Villani, che ha curato e vinto i ricorsi alla Commissione tributaria, sottolinea il “comportamento contraddittorio” di Palazzo Carafa che, “deliberando dapprima gli aumenti del classamento e delle rendite e, successivamente, insinuandosi nel giudizio amministrativo innanzi al Consiglio di Stato accanto alle Associazioni di categoria e chiedendo il rigetto dell’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha ingenerato disorientamento nei cittadini che si sono illusi di poter vedere accolte le loro pretese”.

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