Cronaca

Montedoro “Il Sanguinario”: in aula il racconto degli omicidi

LECCE-Il pubblico ministero interroga, Tommaso Montedoro,collegato in video conferenza risponde alle domande e conferma le dichiarazioni messe nero su bianco dai carabinieri nel momento in cui decise di collaborare con la giustizia. Montedoro ammette di essere l’autore di due omicidi avvenuti a Brindisi, e dei tentati omicidi di Massimo Trovè , Davide Buttazzo, e Antonio Trinchese, commessi a Martano nel 1998. Oltre a ribadire di essere stato l’assassino di Rosario De Salve, il macellaio di matino ucciso l’11 marzo del 98, omicidio per il quale un mese fa è stato condannato a 30 anni dalla corte di cassazione. Un Montedoro sanguinario quindi, ma che si tira completamente fuori dall’omicidio dell’ex socio Augustino Potenza: non sono stato io, non c’entro nulla. Montedoro ha indicato i nomi dei killer: Ivan Caraccio, personaggio emergente della criminalità organizzata della zona che attira Potenza nella trappola e due killer, esecutori materiali in arrivo da Brindisi, che lo freddano nella sua auto a Casarano. Il movente, un vecchio debito di droga di 18 mila euro che Potenza avrebbe rivendicato, e la volontà sempre più forte di emergere nel controllo criminale della zona. Spennato, vicino a Potenza, lo aveva chiamato tirando in ballo nell’omicidio dell’ex amico anche una persona vicina a  Barbara Toma e Fernando D’aquino,  per il cui omicidio Montedoro ( accusato con Potenza) è stato assolto. Una sorta di “trappola”, un modo per convincerlo della necessità di una vendetta alla quale Montedoro però non ha dato credito. Un lungo interrogatorio con il boss pentito collegato in video conferenza davanti al giudice Cinzia Vergine nell’ambito del processo in abbreviato per l’operazione Diarchia durante il quale gli inquirenti si sono soffermati anche sui suoi rapporti con la Scu ( smentite: non mi sono mai affiliato) e sui rapporti con la politica. Montedoro parla di tentativi di avvicinamento da parte di persone vicine al mondo politico che sapevano di poter trovare un potenziale bacino di voti ma di essersi sempre rifiutato di esporsi in questo senso. Si è soffermato anche un episodio: la richiesta di un parente di un boss di provare ad intercedere per sbloccare delle autorizzazioni per la realizzazione di un inceneritore a Casarano in cambio di 500 mila euro. Ma lui, né Potenza si erano mossi. Quest’ultimo era contrario, per motivi ecologici.

In aula tutti i legali che assistono gli altri imputati e che hanno ora il compito, anche di smentire le sue parole.

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