Cronaca

Scarcerazione di vecchi boss e “borghesia criminale”: Scu sempre più impresa

LECCE- Da killer a impresa, grazie anche all’aiuto della “borghesia criminale”, quella fatta di professionisti che prestano il fianco ai sodalizi e li guidano negli investimenti, danno loro supporto legale e commerciale. Se un salto di qualità della Scu è stato possibile è anche grazie a quello che a Roma chiamerebbero il “Mondo di mezzo”. La gran parte dell’attività della Direzione investigativa antimafia, non a caso, è finalizzata a contrastare proprio questa nuova veste della Scu. È stato ribadito in mattinata durante la conferenza convocata nella sede leccese per illustrare la relazione del secondo semestre 2017.

Non si teme solo questo cambio di pelle. Preoccupano le scarcerazioni che sono imminenti di quei boss che durante i maxiprocessi degli anni ’90 hanno ottenuto condanne lunghe, per quanto non ergastoli. Il loro ritorno sulla scena potrebbe ravvivare realtà che finora sono state guidate da dietro le sbarre. E d’altronde alcuni tentativi di riorganizzazione in termini verticistici ci sono stati.

I reati fonte di approvvigionamento sono quelli di sempre: spaccio e traffico di stupefacenti, usura e estorsione. Grazie a quelli i clan, in tutte e tre le province salentine, riescono ad accumulare patrimoni illeciti, spesso reinvestiti in strutture ricettive, bar, ristoranti e nella partecipazione a gare per appalti pubblici. È questo il grande business, perché è la chiave con la quale si riesce ad acquisire il controllo sul territorio, tramite assunzioni, scambio di favori, voto di scambio. Le interdittive antimafia, sette nel Leccese a fronte delle 27 emesse lo scorso anno in tutta la regione, ne sono una spia.

La Scu continua ad essere una ragnatela di gruppi autonomi ma che lavorano in collaborazione tra loro, senza farsi dominare neppure dalle potenti altre mafie nazionali e internazionali.

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