Cronaca

Strage di Brescia: il killer è brindisino, già condannato per essere nella banda dei tir

BRESCIA- E’ di Brindisi l’uomo che ha ucciso due imprenditore in provincia di Bergamo prima di suicidarsi. “Mi hai rovinato”, avrebbe urlato Cosimo Balsamo, 62 anni, prima di sparare contro Elio Pellizzari, imprenditore 78enne, non l’unico ad essere rimasto ucciso.

Una resa dei conti, probabilmente, la sua: nel 2009, l’uomo originario di Ceglie Messapica, era stato condannato per associazione a delinquere finalizzata al furto e riciclaggio in quanto ritenuto componente della banda dei tir accusata di aver derubato aziende di trasporto di metalli in tutto il Nord Italia. Coimputati in quel processo una delle sue vittime di questo mercoledì di follia e un altro rimasto ferito.

Il brindisino è giunto in auto a Flero intorno alle 11, poi è entrato nel capannone dell’azienda che si occupa di commercio di veicoli industriali e avrebbe puntato la pistola contro Pellizzari, ferendo anche un operaio.

Poi, è scappato via a bordo di una Bmw X5, portandosi dietro il fucile a pompa e le tre pistole: direzione Carpeneda di Vobarno, per cercare James Nolli. Lo ha trovato nel giardino della sua abitazione, alle 13, e lo ha ammazzato. Le forze dell’ordine lo hanno cercato per ore in tutta la Lombardia. Lo hanno trovato ad Azzano Mella, dopo la fuga a bordo di un pick-up nero: è lì che si è tolto la vita, sparandosi un colpo in testa.

Una vendetta privata, probabilmente, all’origine della strage. Sia Nolli che l’operaio rimasto ferito in azienda erano stati coimputati di Balsamo nel processo sull’assalto ai tir che trasportavano acciaio. Era stati fermati nel 2007 e Balsamo era stato condannato per reati più gravi di quelli degli altri, con una pena a 7 anni e 4 mesi. Aveva chiesto la revisione del processo, ritenendolo un’ingiustizia: la Corte d’Appello di Venezia e poi la Cassazione avevano detto no. Per protestare contro la confisca della sua casa, nei mesi scorsi, si era anche arrampicato sul tetto del Tribunale di Brescia.

Nel 2011, inoltre, aveva patteggiato una pena per minacce dopo aver messo 3 cartucce di fucile e otto proiettili di pistola nel cestino della bicicletta di un giudice bresciano, lo stesso che aveva deciso per la confisca di un suo immobile.

Un’ossessione tramutatasi in un piano lucido di vendetta fai da te.

 

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