Cronaca

Tracce di Pcb nei pozzi di Ugento già nel 2009, “dati mai giunti in Regione”

UGENTO- Le analisi eseguite da Arpa Puglia sulle acque di Ugento, sette anni fa, avrebbero già dovuto rappresentare la spia di qualcosa che non andava, ben prima rispetto a quanto poi accertato nell’ambito dell’inchiesta sul presunto interramento di 600 fusti nella discarica Burgesi.
L’8 ottobre 2009, infatti, vennero prelevati tre campioni di acque sotterranee in alcuni pozzi non meglio specificati della zona e i risultati confermarono la presenza di tracce di Policlorobifenili in tutti e tre i casi: 1.554,68 pg/l nel primo; 2.132,31 nel secondo; 1.316 nel terzo. Valori sicuramente sotto la soglia dei 10mila pg/l, ma comunque tracce di un cancerogeno che in natura non c’è, che nella falda non dovrebbe proprio esserci e non è solubile, presenza che ad ogni modo dovrebbe – o avrebbe dovuto – suonare come campanello di allarme. E invece no.

È il risultato dei controlli specifici sul contenuto di Pcb e diossine nelle acque sotterranee eseguiti tra il 2008 e il 2013, monitoraggio prima concentrato su Seclì, Neviano e Galatone, dove scoppiò il caso dell’avvelenamento dei pozzi poi finiti sotto sequestro, e poi esteso ad altri comuni. È tutto riportato nel report Ambiente e Salute del Csa di Lecce, dati, però, fanno sapere da Bari, “mai notificati e nemmeno inviati in Regione”.

Eppure, quei campioni di acque di falda sono stati analizzati nel Laboratorio ARPA del Dipartimento Provinciale di Taranto, Polo di Specializzazione Microinquinanti Organici. Oltre Ugento, ancora più preoccupanti i dati di Casarano (prelievo del 17 febbraio 2012) con 5mila pg/l di Pcb e tracce di diossina; così come accertato nell’aprile 2009 anche a Maglie (8.827 pg/l) e Muro Leccese, dove tra l’altro le soglie vennero superate, essendo la presenza di Pcb pari a 13.352 pg/l. Tracce di entrambe le sostanze cancerogene sono state rilevate nel 2013 anche in cinque pozzi a Lecce.

Sono dati sconosciuti ai più, ma che oggi, alla luce di quanto sta accadendo a Burgesi, potrebbero essere letti sotto una nuova luce. I verbali di quei campionamenti dovranno essere ora acquisiti dalla Regione, per capire se sono attendibili o meno e se vanno rifatti.

Di certo c’è che qualche meccanismo a Ugento si è inceppato: dal 2002 al 2013, su richiesta della Provincia di Lecce e di alcune amministrazioni comunali, ARPA Puglia ha redatto due relazioni sulle risultanze dei monitoraggi effettuati sui pozzi spia delle discariche dismesse di Nardò, Località Castellino, e di Ugento, Località Burgesi. Mentre per la prima venne rilevato un trend crescente di Nichel e poi di Arsenico, per la seconda “non si rilevano particolari criticità”, aveva scritto Arpa, dopo i rapporti di prova nei tre pozzi spia dell’impianto, due in falda profonda e uno in falda superficiale. Tra il 2002 e il 2004, tra l’altro, i dati erano stati analizzati da laboratori privati, per poi passare nelle mani esclusive di Arpa. Alcuni problemi, poi rientrati col tempo, vennero riscontrati solo per leggeri superamenti dei valori del Ferro e dell’Azoto Nitrico, ignorando l’avvelenamento vero che nel frattempo si stava verificando.

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