Cronaca

Rimborsi, il Tar Lazio rigetta la richiesta della Provincia

LECCE-Il TAR Lazio ha rigettato la domanda della Provincia di Lecce di un intervento sostitutivo a fronte dell’inadempienza del Ministero Affari Regionali di emanare il decreto di rimborso delle spese che la Provincia ha sostenuto e continua a sostenere per l’esercizio delle funzioni non fondamentali oltre i termini fissati dalla Legge Delrio.

In precedenza il TAR Lecce aveva rigettato una domanda risarcitoria della Provincia motivando proprio la mancata emanazione da parte del Governo del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che doveva stabilire, entro il 31 ottobre 2015, i parametri del rimborso a carico delle Regioni inadempienti.

Il TAR Lazio, nella sentenza depositata, sabato, ha invece affermato che, in disparte la inadempienza della Regione Puglia a legiferare nei termini di legge il riparto delle funzioni, la questione dell’omessa emanazione del decreto deve ritenersi superata, di fatto, dalla legge di stabilità del 2016 sia a livello regionale che a livello statale.

Con la legge regionale la Puglia ha assegnato una dotazione complessiva di € 5.000.000,00 alle Province per gli esercizi finanziari 2016, 2017, 2018 per la copertura delle spese relative alle funzioni oggetto di riordino, sicchè sarebbe superata la situazione deficitaria del bilancio della Provincia di Lecce.

Con la legge di stabilità dello Stato sarebbe previsto un nuovo meccanismo per definire il processo di riordino con l’effettivo trasferimento delle funzioni non fondamentali non più di competenza della Provincia.

«Questa motivazione – ha dichiarato il difensore della Provincia Avv. Pietro Quinto – ha eluso il tema dell’inadempienza del Ministero e ha dato per scontata una situazione fattuale non corrispondente alla realtà economico-finanziaria. In corso di causa la Provincia ha documentato che la dotazione finanziaria prevista dalla Regione Puglia per gli esercizi finanziari 2016, 2017, 2018 di soli € 5.000.000,00 per tutte le Province pugliesi è palesemente insufficiente”.  Da qui l’ovvia conseguenza che il contenzioso potrebbe continuare innanzi al Consiglio di Stato.

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