Cronaca

Uranio, chieste altre verifiche: “Ad Andrano fenomeno naturale ma è il valore più alto d’Italia”

ANDRANO- L’Uranio ritrovato nelle campagne di Andrano è di certo naturale, ma per i livelli rilevati resta un caso singolare, se non unico, perché il valore più alto riscontrato in tutta Italia. È la conclusione a cui è giunto il consulente tecnico nominato dalla Procura di Lecce, il geologo Antonio Susanna.
Ed è lui, proprio a fronte della particolarità del fenomeno, a suggerire nuove verifiche nella zona, comprese indagini di carattere geologico e chimico, e l’opportunità di coinvolgere istituti nazionali quali l’Ispra o l’Istituto superiore di sanità, oltre l’Arpa. Spetterà alla Procura di Lecce stabilire ora cosa fare. A decidere dovrà essere il sostituto procuratore Angela Rotondano, che ha ereditato il fascicolo, a carico di ignoti e senza ipotesi di reato, dal collega Antonio Negro. Un anno fa, con una nota ufficiale, il procuratore capo Cataldo Motta aveva parlato di “allarme assolutamente ingiustificato” , poiché “i rilievi già eseguiti hanno consentito di accertare che il livello di radioattività è inferiore al limite di 1 microsievert/h, che costituisce il livello minimo di pericolo per la salute”. 

Livelli sotto soglia, sì, ma di pochissimo: le rilevazioni del Ministero dell’Ambiente riportavano dati pari a 0,8 microsievert/h. Una stranezza tanto evidente da richiamare a Roma esperti da diverse parti d’Italia e richiedere l’invio delle analisi in Canada. Ad accorgersi dell’anomalia erano stati i carabinieri del Noe di Lecce, dopo i rilievi aerei eseguiti nell’ambito del progetto Miapi e i primi riscontri sul campo.

Sul perché di quei valori c’è stata una discrepanza: per il Ministero non era escluso che potessero derivare dalla colmata di una cava ed essere, dunque, opera dell’uomo, ipotesi esclusa, invece, dall’Arpa, per cui si è sempre trattato di fenomeno naturale. Per dirimere ogni dubbio, sono stati eseguiti scavi nel marzo scorso per prelevare campioni di terreno, poi analizzati dall’Ispra.

È certo, ora, che non c’è la mano dell’uomo dietro quei picchi di radioattività. Basta per essere tranquilli? Questo dilemma non è sciolto dalla consulenza tecnica, perché, in quel punto, l’esposizione continuata e prolungata a quelle radiazioni potrebbe comportare dei problemi sanitari. Ecco perché questo aspetto è da valutare in base a quale uso di fa di quel luogo, alla periferia del centro abitato, perché lì i livelli rilevati di Uranio, pur naturali, sono simili a quelli di una miniera e, altro dettaglio, riguardano singoli punti e non aree estese. Anche in questo sta la singolarità, forse legata ai riporti di terra fatti in passato in quelle campagne.

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