Cronaca

Inchiesta Xylella: non solo Costarica, ipotesi batterio importato dal Brasile

LECCE-Potrebbe non essere arrivato dalla Costarica il batterio Xylella fastidiosa. Potrebbe, infatti, essere stato importato nel Salento anche dal Brasile. Un’ipotesi che gli investigatori non tralasciano. E che ora rappresenta il vero colpo di scena. 

È stata protocollata nelle scorse ore la relazione del Corpo Forestale e alle pm Elsa Valeria Mignone e Roberta Licci è stato inviato anche uno stralcio di quella in corso di definizione da parte dei consulenti tecnici. Uno studio iniziale, quest’ultimo; sarà completato dopo che verranno ultimate le analisi sul patogeno, da estrapolare nel momento in cui fioriranno gli ulivi.

L’ipotesi di reato è di diffusione colposa di malattia della pianta. Ma ad andare a ritroso per raggomitolare la matassa, vengono fuori i dettagli. E sono tutt’altro che neutri. Perché se dalla Costarica abbiamo importato milioni di piante ornamentali, dal Brasile non pare. Eppure, il batterio qui ritrovato potrebbe avere avuto origine lì dove è diffuso sulle piante di agrumi, per quanto di ceppo diverso, che potrebbe però essere stato modificato. Per una sperimentazione finita male? È uno degli interrogativi, tanti, a cui dare risposta, uno degli elementi in mano ora agli inquirenti e tutto da verificare e riscontrare, s’intende.

Il Brasile non è un Paese come un altro in questa storia. Nel 1997 è stato finanziato il progetto di due scienziati che volevano sequenziare il genoma del parassita, dando vita alla società Allelyx, nome che è l’anagramma di Xylella, acquistata nel 2008 da Monsanto, il colosso mondiale di Ogm e pesticidi.

Ecco perché qualche carta in tavola inizia a cambiare: finora, infatti, i ricercatori hanno sostenuto che la Xylella riscontrata nel Leccese è assolutamente identica a quella isolata in Costarica, sicuro paese di provenienza. Per gli inquirenti, questo non è certo.E, come noto, il faro è puntato anche sul workshop allo Iam di Bari, nell’autunno 2010, quando furono introdotte a fini di studio piante infette provenienti da Belgio e Olanda. Ma su questo, la pm Mignone ha già spiegato che è difficile indagare, godendo l’Istituto di una speciale immunità diplomatica.

Nei prossimi giorni, Forestale e Guardia di Finanza effettueranno nuovi ascolti. Al momento, hanno messo nero su bianco che le prime segnalazioni di disseccamenti sono datate 2009, mentre la prima comunicazione ufficiale di ulivi malati fatta all’Università di Bari è del 2011, due anni prima dell’accertamento della presenza di Xylella.

Tiziana Colluto

Articoli correlati

Ex Massa, incontro Comune – Soprintendenza: si va verso lo stop alla guerra giudiziaria

Redazione

Oltre due chili di marijuana e un laboratorio per l’essicazione: nei guai 47enne

Redazione

Sommersi dalle alghe, San Cataldo insorge

Redazione

Ilva: sbloccati 1,2 mld dei Riva: serviranno per l’ambietalizzazione

Redazione

Tentato furto al Perrino, caccia ai responsabili

Redazione

Abitazione distrutta da un incendio: giallo ad Alliste

Redazione