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Scuola, i sindacati: “Che fine hanno fatto i presidi sanitari previsti negli istituti?”

Scuola

PUGLIA – Il nuovo DPCM cambia in modo sostanziale la cornice normativa all’interno della quale devono operare le istituzioni scolastiche e rende la possibilità d’intervento dei Presidenti delle regionida un lato più chiara e precisa,dall’altro più circoscritta e stringente.

A sottolinearlo, alla luce del balletto di ordinanze e ricorsi dei mesi scorsi, sono i sindacati Cgil, Cisl e Uil scuola, Anief, Snals, Fgu e Anp-Associazione Nazionale Presidi.

A tal riguardo, infatti, i sindacati sottolineano proprio quei passaggi del Dpcm che non lasciano spazio ad un bis della didattica a scelta, per la quale il Governatore Emiliano ha optato sin da subito.

Primo punto: “l’art. 21 al comma 2 -scrivono- presuppone che le possibilità d’intervento tramite ordinanza regionale dei Presidenti di Regione siano limitate esclusivamente all’adozione delle misure previste dall’art. 43 (istituzioni scolastiche in zona rossa) e consistenti, pertanto, nella sospensione delle attività dei servizi educativi dell’infanzia e della didattica in presenza per tutte le altre scuole di ogni ordine e grado sull’intero territorio regionale o sui singoli territori provinciali e comunali”. Dunque chiusura e didattica a distanza, senza alcuna alternativa.

Punto due: “tale possibilità -si legge ancora nel decreto- è esercitabile solo per i seguenti motivi:•incidenza cumulativa settimanale dei contagi superiore a 250 casi ogni 100.000abitanti;• motivata ed eccezionale situazione di peggioramento del quadro epidemiologico”.

“È del tutto evidente -commentano i sindacati- che se da un lato viene ammessa la possibilità in capo ai Presidenti di Regione di emettere eventuali ordinanze, dall’altro viene limitato il tipo di intervento normativo di un’eventuale ordinanza regionale unicamente all’estensione della modalità prevista per le scuole in zona rossa. Non sono più ammesse, quindi, modalità alternative di intervento da parte della Regione”.

C’è un però e riguarda proprio il criterio legato al numero dei contagi.

“La situazione epidemiologica della Puglia -spiegano- appare particolarmente preoccupante, soprattutto alla luce di questi criteri. Nelle province di Bari e Taranto, secondo quanto pubblicato dal dipartimento regionale della salute relativamente alla settimana che va dal 23 febbraio al 2 marzo, risulta allarmante il numero deicontagi rispetto alla soglia 250/100.000 stabilita dal Governo che, sicuramente, accende un campanello di allarme rispetto alnumero dei contagi che si stanno propagando con estrema velocità nelle scuole, senza risparmiare quelle dell’infanzia.

Alla luce di questi dati, e di una media regionale di 190 casi ogni 100mila abitanti, sollecitiamo la Regione a un’accelerazione dei vaccini al personale scolastico e a trovare soluzioni per quelle categorie di lavoratori (fragili, ultrasessantacinquenni, quarantene, ecc), che restano ancora senza risposte rispetto ai tempi
di vaccinazione, oltre che per chi lavora fuori regione e per i TFA sostegno, personale scuole private, enti di formazione, AFAM, Università e Enti di ricerca. Infine, chiediamo che si dia attuazione concreta ai presìdi sanitari previsti nelle scuole e deliberati dalla giunta regionale lo scorso 1° febbraio, di cui a tutt’oggi non si vede neanche l’ombra”.

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