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Consiglio regionale, nel post Covid i nodi irrisolti: inciampo su Cassano

BARI – Tornano i nodi irrisolti in Consiglio regionale. Nella seduta del Consiglio, la seconda dalla ripresa dei lavori post lockdown ma questa volta con tutti i consiglieri presenti, il numero legale cade ancora una volta sulla questione Massimo Cassano. Il direttore dell’Arpal è da tempo bersaglio delle opposizioni e dei franchi tiratori della maggioranza, il voto in aula ha fatto emergere i problemi irrisolti nel centrosinistra sul tema.

Prima dello stop forzato – inutile l’attesa di un’ora per trovare la quadra – l’Assise ha dato il via libera unanime alla mozione in difesa difesa dei diritti dei produttori pugliesi di vino Primitivo, per impedirne l’inserimento nella produzione Igp siciliana. È il contenuto della mozione presentata dai consiglieri Luigi Morgante e Giuseppe Turco e approvata a maggioranza, con la non partecipazione al voto dei consiglieri del M5S.

La “battaglia del Primitivo” è stata scatenata dalla autorizzazione da parte della Regione Sicilia alla coltivazione sul territorio regionale di diverse qualità di vite, tra cui appunto il Primitivo. La mozione approvata prevede anche l’impegno della Regione a impedire che questa cultivar tipica dell’area di Manduria e del Salento possa essere presentata nelle descrizioni secondarie di etichette riferite a vini rossi senza vitigno a DOP e IGP provenienti da altre regioni italiane.

Il Consiglio si è aperto con un minuto di raccoglimento per tutte le vittime del Covid-19 e per ricordare ex consiglieri nel frattempo scomparsi: tra loro anche Loris Fortunato, protagonista della storia politica del Partito Comunista leccese ed ex sindaco di San Pietro in Lama, e Piero Manni, figura storica della sinistra radicale pugliese.

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