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Compostaggio, ci prova anche il Consorzio Asi. Ecco perché si rischia la giungla

GALATINA- L’operazione potrebbe valere circa 10 milioni di euro, di cui un milione coperto con finanziamento pubblico. Anche il consorzio Asi, per lo sviluppo delle aree industriali, esplora così il mercato dei rifiuti per valutare la costruzione di un impianto di compostaggio nella zona industriale Soleto-Galatina. Dovrebbe sorgere nell’area dell’attuale depuratore e servirebbe a trattare la frazione organica della spazzatura differenziata e fanghi, non solo quelli interni ma pure quelli “esogeni”, cioè provenienti da altri depuratori. L’obiettivo dichiarato, stando alla lettera dell’avviso, è la realizzazione di “un sistema di recupero energetico tramite biogas ed esportazione di biometano presso la rete della zona industriale di Galatina”. Cioè, trattare rifiuti per produrre energia e venderla immettendola nella rete industriale, che da quel punto è distante 300 metri.

Per stessa ammissione dell’Asi, c’è stato un boom di richieste di informazioni da parte dei privati: il 31 gennaio si chiuderà l’avviso esplorativo con cui da fine novembre si cercano investitori e sono arrivate così tante richieste di informazioni che il 15 e 18 gennaio scorso sono stati organizzati dei sopralluoghi nella zona che potrebbe ospitare l’impianto. Il Consorzio ha emanato l’avviso perché intende partecipare ad un bando con cui poter ottenere il milione di euro di fondi pubblici. Il resto, 9 milioni di euro, come detto, dovrebbe metterli il privato e servirebbero sia per la costruzione che per la gestione per più anni dell’opera.

Il luogo individuato, l’area del depuratore, è lo stesso che il Comune di Soleto aveva proposto offrendo alla Regione la sua candidatura per ospitare un impianto di compostaggio pubblico, prima del passo indietro di giugno perché quello che si voleva realizzare aveva due criticità: era troppo grande, con una capacità di 50mila tonnellate da trattare all’anno, e aveva una tecnologia di tipo misto aerobico/anaerobico, che ha sollevato molti dubbi soprattutto per i possibili impatti ambientali e sanitari. Soleto si è detto disponibile ad accogliere solo un impianto di piccola taglia, 5-10mila tonnellate al massimo, e di tipo aerobico, per produrre compost,cioè fertilizzante per i terreni, e non biogas da vendere. Anche solo per questo, stride con quello immaginato dall’Asi, per quanto ancora, lo precisiamo, non sia stato presentato alcun progetto, proprio perché toccherà al privato farlo.

Non solo. A pochi chilometri da lì, tra Galatina e Galatone, in contrada Le Bruciate, ha già ottenuto la Valutazione di impatto ambientale positiva un altro grande impianto di compostaggio privato. Nella zona industriale Lecce-Surbo, inoltre, la società Metapulia ha già acquistato dallo stesso Consorzio Asi i terreni per la costruzione del suo impianto da 55mila tonnellate, progetto rilanciato dopo la bocciatura dello scorso anno dovuta proprio al fatto che il sito non era stato formalmente assegnato dall’Asi. La scorsa settimana, infine, Ager (Agenzia Territoriale della Regione Puglia) ha convocato a Bari una conferenza di servizi per ripartire con la procedura di costruzione di un impianto di compostaggio pubblico a Cavallino.

E allora quanti impianti il territorio alla fine potrà ospitare? Nella mancanza di pianificazione vera da parte della Regione, nella giungla c’è un serio rischio di doppioni e sovrapposizioni, che avrebbero un solo risultato inevitabile, che sarebbe una nuova beffa per il Salento: se saranno tanti gli impianti – e poi c’è da capire di quale portata e tecnologia – per reggere sotto il profilo economico avranno bisogno di importare rifiuti da fuori. E d’altronde la legge, essendo rifiuti speciali, questo non lo vieta affatto.

 

t.c.

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