Attualità

Fermo pesca alle porte, perso già un terzo delle aziende

LECCE- Mentre nel nord della Puglia si sciopera e si chiede al governo di scaglionare meglio il periodo di blocco, il fermo biologico della pesca fa tremare anche il Salento, soprattutto quelle flotte che pescano nell’Adriatico.

Il pescato più importante nei mari salentini resta costituito da gamberi, scampi, merluzzi, che potrebbero essere sostituiti dal prodotto di importazione a causa dello stop delle attività in tutto l’Adriatico. Questo è, almeno, l’allarme che arriva dalle organizzazioni di categoria, che chiedono una radicale modifica di questo strumento di gestione vecchio di 33 anni e che, a loro avviso, non ha salvato il salvabile, visto che lo stato delle risorse ittiche è peggiorato così come il panorama economico.

La scure si è abbattuta anche sui pescherecci salentini: i dati regionali confermano la perdita di oltre 1/3 delle imprese e di complessivi 18mila posti di lavoro solo negli ultimi anno, con aumento delle importazioni dal 27 al 33 per cento. Un settore che, indotto compreso, copre fino al 3,5 per cento del pil pugliese.

“Con il fermo pesca aumenta il rischio – denunciano da Coldiretti Puglia – di ritrovarsi nel piatto per grigliate e fritture prodotto straniero o congelato. Il settore soffre la concorrenza sleale del prodotto importato dall’estero e spacciato come italiano, soprattutto nella ristorazione, grazie all’assenza dell’obbligo di etichettatura dell’origine. Inoltre, vanno risolti i problemi relativi al pagamento dei fermi pregressi, dando certezze circa il premio alle imprese relativamente all’anno 2018. Lo stesso vale per il sostegno del salario ai marittimi che dovrà evitare ogni tipo di lungaggine burocratica”.

La proposta è quella di differenziare il blocco delle attività a seconda delle specie, mentre le imprese ittiche potrebbero scegliere ciascuna quando fermarsi in un periodo predefinito.

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