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Galatina: borgo da rivalutare, ricchezza per pochi e salute dimenticata

GALATINA- Un ritmo cadenzato, quasi rassicurante. Così nascono i pasticciotti, uno dei simboli più noti di Galatina, vera capitale dell’arte dolciaria nel Salento, biglietto da visita che non riesce ancora a spendersi appieno, come dovrebbe.  Qui, in una delle pasticcerie del centro, tra crema e pasta frolla, la riflessione su quello che si potrebbe essere e ancora non si è.

“Forse solo noi pasticceri un po’ resistiamo, ma l’intero settore artigianato a Galatina ha subito un collasso, come la città, che a causa di scelte scellerate è diventata uno dei centri poco stimolanti anche per gli investimenti. Quando io ero ragazzino, eravamo la seconda realtà dopo Lecce per ricchezza. Ora siamo in una posizione che proprio non ci è consona”. A parlare è Luigi Derniolo, presidente provinciale di Confartigianato, in prima fila anche nella battaglia contro la chiusura per tutto il giorno del centro storico disposta dal commissario prefettizio Guido Aprea. Decisione rimandata di continuo, anche con passi indietro pasticciati di alcune amministrazioni passate. Mai come ora l’attenzione dei galatinesi sembra incentrata tutta lì, intorno a quel borgo che potrebbe essere attrattiva vera, una città nella città, nuova economia. Ma di fatto finito, al momento, così: con una lunga scia di botteghe chiuse, saracinesche abbassate, porte sbarrate. Non si contano. Già da molto prima della chiusura al traffico. Ed è un peccato.

“Anche i prezzi degli affitti non sono da poco. E piuttosto che abbassarli, i proprietari dei palazzi preferiscono tenere i locali chiusi”, dice un tappezziere. Da alcuni mesi, è nato un comitato per provare a ravvivare il centro. Alcuni commercianti hanno scelto di investire qui, anche con una visione piuttosto diversa dai colleghi che vorrebbero, invece, mantenere la fruibilità anche in auto di queste stradine. “Io ho aperto per amore di questo bellissimo borgo – sottolinea Candida Calò, membro del “Comitato per il risveglio del centro”, che riunisce esercenti e residenti – ma ci vorrebbe maggiore collaborazione tra noi e con le istituzioni. Abbiamo potenzialità enormi, questo borgo potrebbe diventare un albergo diffuso, attrativa per turisti che restino e non siano solo di passaggio”.

Città apparentemente ricca, Galatina, con redditi sopra la media provinciale, al 16esimo posto tra i Comuni del Leccese. Nel 2001, però, era al nono. E a guardare bene nel dettaglio i dati Irpef, emerge la concentrazione della ricchezza sempre più nelle mani di pochi: erano appena 25 i “ricchi” (quelli che dichiarano di guadagnare oltre 120mila euro l’anno) 16 anni fa, sono diventati 76 su 16mila dichiaranti nel 2015. L’ abisso povertà è chiaro: sono oltre 6.500 coloro che dicono di andare avanti con meno di 10mila euro al mese. Un quarto dei dichiaranti, invece, vive con importi tra i 15mila e i 26mila euro. Ma davvero Galatina non potrebbe valorizzarsi di più per dare più benessere ai suoi cittadini? Proprio dal borgo potrebbe ripartire, con scelte coraggiose, perché, aldilà della basilica di Santa Caterina, è uno scrigno sconosciuto, come ripete Franco Mazzotta, presidente di Archeoclub. Ma c’è altro che Galatina quasi ignora di sé, preoccupandosene per poco o nulla. Non solo i problemi storici della criminalità organizzata nella frazione di Noha, ma anche quelli “strutturali” di natura ambientale. È il cuore del distretto industriale più grande del Leccese, ma è anche il centro del cluster di 50 comuni a più alta incidenza di tumori al polmone nei maschi nella provincia.

“Si ha poca consapevolezza di ciò, forse perchè c’è assuefazione – rimarca Antonio De Giorgi, ingegnere e attivista di Italia Nostra -. Il problema vero è che non si ha un sistema di monitoraggio adeguato per le industrie, di controllo serio delle emissioni. Così non si potrà mai provare il nesso di relazione causa-effetto con l’insorgenza di pesanti malattie”. La sensibilità ambientale appartiene ancora a pochi, a chi ha capito che questa è anche questione di salute.

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