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Bracciate anti-cemento nel nome di Renata Fonte

S.MARIA AL BAGNO (LE) – A bracciate e in canoa, da Santa Maria al bagno a Santa Caterina. È il gesto più semplice che si può fare, in una domenica d’agosto. Ma non bastano polmoni buoni e braccia robuste: ci vuole indignazione, il vero propellente della nuotata ambientalista che ha detto di fatto un secco no alla lottizzazione dei ‘Cafari’, il nuovo progetto che sa d’antico e che intende far calare sulla costa di Nardò – come una spina nel fianco del Parco regionale di Porto Selvaggio, Torre Uluzzo e Palude del Capitano– un nuovo megavillaggio da 60 ettari: parallelepipedi di cemento in luogo della natura ancora oggi rimasta incontaminata, villette a schiera e a corte vista mare, lo stesso mare che non è ancora area protetta – chissà se mai lo sarà.

Lo stesso mare nel quale in pochi giorni hanno organizzato l’insolita manifestazione le associazioni ambientaliste, ma anche le associazioni antimafia.

E c’è un nome che aleggiava nell’aria, galleggiava sull’acqua, emergeva dalla terra: quello di Renata Fonte, l’Assessore del Comune di Nardò assassinato ormai quasi trent’anni fa. Uccisa a colpi di pistola per essersi opposta a cementificazioni e speculazioni in quello spicchio di terra benedetto dal sole e dal mare che è Porto Selvaggio e la costa di Nardò.

E non è un caso che a ricordare una delle verità giudiziarie emerse dai processi, ma soprattutto la verità storica di quell’episodio, sia la stessa figlia della Fonte.

 

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