Redazionali

Fatti privati, pubbliche virtù

Palazzo Carafa off limits ai giornalisti, alle telecamere, ai taccuini, ai fotografi. E scoppia un caso, che sembra il classico contrasto tra diritto alla privacy e dovere dell’informazione. Ma forse proprio così non è. Partiamo dai fatti, prima delle opinioni: nelle scorse ore i giornalisti che quotidianamente curano la pagina della cronaca cittadina hanno chiesto come sempre di accedere nel municipio di lecce per capire – e quindi far capire – cosa stesse succedendo nei corridoi del palazzo si sono sentiti per la prima volta rispondere un secco no. Disposizioni del sindaco Paolo Perrone – è stato riferito dal personale – i giornalisti possono entrare solo per le conferenze stampa, i consigli comunali o le sedute delle commissioni consiliari. Ovvie le proteste, arrivate ufficiosamente all’indirizzo di Palazzo Carafa anche dall’ordine regionale dei giornalisti. Passano poche ore ed è lo stesso Perrone a spiegare i motivi della sua decisione. “nessun bavaglio all’informazione, ma occorre rispettare la privacy per i cittadini” è la motivazione. Il sindaco assicura il reciproco rispetto sempre tenuto nei confronti dei mass-media. Negli ultimi tempi, tuttavia – scrive Perrone – ho riscontrato una serie di atteggiamenti che hanno sconfinato, a volte, nella maleducazione da parte di alcuni operatori: c’è chi staziona quasi quotidianamente dietro la porta del mio ufficio  e nelle stanze della mia segreteria pronto ad effettuare riprese con la telecamera o con i telefonini. E qui parte il ragionamento sulla privacy, che Perrone non applica a sé stesso ma a chi va ad incontrarlo. So bene che in qualità di sindaco non ho diritto alla privacy – scrive ancora – ma tale prerogativa appartiene a tutti i liberi cittadini, più o meno noti all’opinione pubblica, che hanno l’esigenza e la necessità di incontrare il sindaco senza rischiare di finire a loro insaputa sugli schermi di qualche tv locale o sulle pagine dei giornali a causa di qualche “imboscata” di giornalisti a caccia di pseudo scoop.

Fin qui i fatti. Ora le opinioni: sembrerebbe, sì, il classico caso di contrasto tra diritto alla privacy e dovere di informazione. Ma non è così. Il comune, anche quello di lecce, non è un luogo privato. Lo dice la stessa parola: comune, di tutti e di ciascuno. E nessun operatore dell’informazione, anche stazionando fuori dalla stanza del primo cittadino, si è occupato di fatti privati. Facciamo uno degli ultimi esempi, l’incontro che Perrone ha avuto con l’onorevole Alfredo Mantovano lunedì mattina e che è stato immortalato da questa foto. Qualche pettegolo ha parlato di riunione per calibrare gli equilibri di palazzo. L’ex sottosegretario invece ha chiarito: un incontro per parlare di Imu. Ma in un caso o nell’altro la privacy non può c’entra nulla. Si sia trattato di un vertice funzionale al gioco delle correnti del più grande partito salentino o di un incontro istituzionale per predisporre correttivi ad una tassa di interesse generale, la riunione tra Perrone e Mantovano è una notizia. Cioè un fatto che interessa l’opinione pubblica. E quindi interessa i giornalisti, che non possono essere convocati solo allo scopo di reggere il microfono all’amministratore di turno in qualcuna delle numerosissime conferenze stampa di Palazzo Carafa. Tutte importanti, per carità. Ma altrettanto importante è ciò che accade altrove, nei corridoi e nelle stanze dove il potere si esercita e si gestisce. I bravi giornalisti continueranno a frequentare sia le conferenze stampa che i corridoi del potere. Ai bravi amministratori, quali sicuramente quelli di cui il Comune di Lecce dispone, ci permettiamo di dare un consiglio: se qualche cittadino ha fatti privati da sbrigare, si concordi un appuntamento fuori dal Comune.


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