Nuova giunta Vendola, Nardoni all’Agricoltura

Fabrizio Nardoni - Nichi Vendola

BARI   –    12 assessori, 5 esterni. Il taglio non è poderoso come avrebbe voluto. Ma la nuova squadra del governo regionale c’è. Il bilancio dei feriti è lungo. Quello dei delusi ancora di più. Viene promosso Monti, viene ridimensionato il Partito Democratico che punta i piedi e invita i suoi assessori a sospendere le deleghe.

La prima novità è alla vicepresidenza. Lecce perde la casella di comandante in seconda. Loredana Capone la cede alla punta di diamante del governatore, Angela Barbanente che manterrà l’Urbanistica.

Altra novità è, come vi avevamo annunciato da tempo, l’ingresso di Leonardo Di Gioia. Ex PDL, montiano, guiderà il Bilancio.

La delegazione dei democratici sarà composta anche da  Elena Gentile (oltre al Welfare come annunciato da tempo, prende in carico la Sanità), Loredana Capone (Sviluppo Economico) e Guglielmo Minervini. “Non me l’aspettavo”, commenta quando apprende che lascerà i Trasporti per prendere in carico Politiche giovanili, Sport e Protezione Civile.

A sorpresa al suo posto entra Antonio De Caro. “Grazie, ma devo parlarne con il Partito” commenta a caldo, precisando che il suo futuro pensava fosse a Montecitorio. Eppure in molti sono certi che il suo nome sia frutto della trattativa che Vendola, durante il pranzo insieme delle scorse ore, avrebbe avuto con Michele Emiliano.

Confermati Lorenzo Nicastro (IDV) all’Ambiente, Alba Sasso (esterna) al Diritto allo Studio e Silvia Godelli (esterna) al Turismo. Entrano a far parte dell’esecutivo Rosa Stanisci di S.Vito dei Normanni (già deputata PD) al Personale, Leo Caroli (già segretario brindisino della CGIL, SEL) destinato al Lavoro; Fabrizio Nardoni (Puglia per Vendola), all’Agricoltura, industriale e presidente del Taranto calcio.

Abbandonano il palazzo presidenziale Marida Dentamaro, Maria Campese e soprattutto Fabiano Amati. “E’ un fratello minore che tanto ha ricevuto da questa esperienza e tanto ha dato. Continuerà a dare il suo contributo in Consiglio regionale” commenta Vendola congedandolo. “La scelta l’ho subita, non c’è dubbio, ma forse era giusto così, perchè negli ultimi mesi mi sono ritrovato a vivere un’esperienza amministrativa che non sentivo più vicina al mio desiderio di ‘spaccare’ il mondo, magari non riuscendoci ma almeno sognandolo”, replica a stretto giro l’ex assessore.

Un rimpasto che Vendola definisce corposo e che rispecchia il risultato del voto. Quanto all’ingresso dei montiani in giunta, precisa che è una scelta fatta in base alla brillantezza e alla competenza di Di Gioia. Ma del resto, aggiunge, era necessario allargare la base della maggioranza per ridare vigore ad una azione di governo “affaticata dai risicati margini della maggioranza che minando la quantità hanno minato la qualità”.

Ultimo passaggio lo dedica al senso di questo rimpasto. “Sarà un corpo a corpo tra politica e povertà”. Anche se per ora il corpo a corpo sarà destinato a farlo con i partiti. A cominciare dal PD che ha già invitato, per voce del segretario regionale Sergio Blasi, a sospendere le deleghe ricevute. “Le scelte operate dal presidente Vendola sono infatti ancora tutte da chiarire – ha detto Blasi – vorrei comprendere il motivo che ha determinato la revoca della carica di vice presidente a Loredana Capone, l’estromissione degli assessori Amati e Dentamaro, e soprattutto il cambio di una importante e strategica delega come quella dei Trasporti per Guglielmo Minervini; un assessore che in questi mesi non semplici dal punto di vista personale, non ha mai fatto venir meno la sua dedizione istituzionale e politica.”

“In una fase poi di grande dibattito sull’abbattimento dei costi della casta risulta contraddittoria l’evocazione di una drastica riduzione del numero degli assessori con l’ insistenza di nominarne ben 5 assessori esterni – ha aggiunto Blasi – provocando inevitabilmente un proliferare dei costi del consiglio regionale. Sarebbe stato più coerente attenersi alle regole già oggetto di autoriforma e previste per la prossima legislatura – ha concluso – con l’abbattimento del numero complessivo di assessori a 10 di cui soltanto due esterni.”