Cronaca

Confiscato il Twiga, condannati in tre fra cui il sindaco di Otranto

LECCE – Si chiude con una sentenza pesante l’intricata vicenda legata al Twiga, il lido extra lusso che l’imprenditore Flavio Briatore intendeva realizzare in riva al mare di Otranto, in contrada Cerra, e il Dolce Riva, in località “Grotta Monaca”.

Per il Twiga, condannato a 3 anni e 3 mesi l’imprenditore Raffaele De Santis, presidente della società “Cerra srl”, incaricata di realizzare l’opera; 4 anni per l’ingegnere Emanuele Maggiulli, all’epoca dei fatti a capo dell’Ufficio Tecnico del Comune di Otranto e 3 anni e 9 mesi per il sindaco di Otranto Pierpaolo Cariddi. Per i tre imputati, inoltre, è stata disposta l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e l’interdizione legale per l’intera durata della pena. Il presidente della seconda sezione penale, il giudice Pietro Baffa, ha stabilito anche la confisca dello stabilimento.

La sentenza di fatto accoglie le richieste del pm Alessandro Prontera: le due strutture non avevano le carte in regola sul piano amministrativo per poter vedere la luce. In particolare, il progetto del Twiga avrebbe trasformato un’area censita come “rurale” in turistico-ricettiva. “In barba alle norme sulla tutela del territorio” ha affermato il pubblico ministero. Da qui le accuse di abuso edilizi, falso ideologico e abuso d’ufficio.

A difendere gli imputati i legali Gianluca D’Oria, Antonio De Mauro, Andrea Sticchi Damiani, Adriano Tolomeo e Antonio Quinto.

Il procedimento penale di oggi riguardava anche il Dolce Riva di Otranto, in località “Grotta Monaca”, per il quale è stata ordinata la demolizione e la confisca delle opere abusivamente realizzate. In questo caso il provvedimento del Tribunale è stato indirizzato nei confronti di Annarita Vetruccio, Igor Cantoro, Mario Luigi Stefanelli e lo stesso Emanuele Maggiulli, tutti condannati a quattro anni di reclusione e interdetti per 5 anni dai pubblici uffici. Assolti invece per non aver commesso il fatto Adriano Benedetto Provenzano, Fausto Adriano Giuseppe Provenzano, Silvia Milena Provenzano, Giuliana Provenzano e Luigi Mario Provenzano. Le ipotesi di reato riguardavano abusi edilizi, falso ideologico e abuso d’ufficio, oltre alla distruzione-deturpamento di bellezze naturali, in un’area censita come agricola.

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