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Minacce e tangenti: così il giudice teneva sotto scacco famiglie afflitte da lutti e difficoltà

POTENZA – Per ottenere profitto per sè e i suoi amici, tangenti e minacce anche sulla pelle di famiglie indigenti, afflitte da lutti o grandi dolori. I dettagli sul modus operandi di Galiano, magistrato brindisino finito in arresto.

Conosco tante persone che potrebbero togliervi la potestà su vostro figlio. Magari con i soldi del risarcimento comprate una bella casa in Grecia, così passo a trovarvi durante le mie gite in barca.

Così il giudice civile della Procura di Brindisi Gianmarco Galiano, nel 2011, si rivolgeva ai genitori di un bambino nato con traumi permanenti riconducibili ad una colpa medica. Stando alle indagini il magistrato, per cui è scattato l’arresto giovedì mattina, li avrebbe dapprima convinti a nominare quella che all’epoca dei fatti era sua moglie, in qualità di legale, poi avrebbe estorto loro 150mila euro dal risarcimento ottenuto, pari a 2 milioni di euro circa, fatti transitare poi sui conti corrente della suocera. Minacce e tangenti, sulla pelle di famiglie indigenti (come in questo caso), disarmate, afflitte da dolori o lutti. È uno dei dettagli emersi durante la conferenza tenuta in mattinata dal Procuratore capo di Potenza, Francesco Curcio, che ha coordinato le indagini condotte dalla Guardia di Finanza brindisina, confluite nell’arresto di imprenditori e professionisti, ritenuti complici di un vero e proprio sodalizio criminale.

Una condotta senza scrupoli, per trarre profitto anche da povera gente: con queste parole il Procuratore Curcio ha illustrato, punto per punto, i tre filoni dell’inchiesta.

Il primo: le cause civili per cui Galiano avrebbe incassato quote di denaro. Il secondo: le consulenze assegnate a vari professionisti amici. Il terzo: i rapporti ravvicinati con Massimo Bianco, imprenditore della nota società Soavegel (estranea però all’inchiesta).

Tra i campanelli d’allarme a monte degli approfondimenti delle fiamme gialle, l’alto tenore di vita del giudice: denaro, investimenti, acquisti di un certo peso.

Per la sua brama di denaro, il giudice non avrebbe guardato in faccia a nessuno:

nel caso di una 23enne morta in un incidente stradale avrebbe estorto ai genitori 300mila euro in cambio della “protezione giudiziaria” da lui assicurata, ottenendo anche che sua moglie fosse nominata dai corruttori quale erede testamentaria.

Distribuendo incarichi ai suoi amici professionisti, Galiano sarebbe stato agevolato da questi ultimi nell’ ottenimento, occultamento, me anche reinvestimento di proventi illeciti.

I sei arrestati, inclusi il giudice, sono accusati a vario titolo di estorsione, corruzione passiva in atti giudiziari, corruzione attiva, associazione per delinquere, riciclaggio, auto riciclaggio ed emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Indagate in totale 21 persone tra cui altri due magistrati: Francesco Giliberti e Giuseppe Marseglia.

Duro il commento del Procuratore di Potenza alla luce del quadro criminale emerso dalle indagini: “Queste vicende non inducono certamente ad avere fiducia nella giustizia. È grave che non ci si renda conto di questo. Che un giudice possa occuparsi di cause in cui i legali siano amici o parenti è inammissibile”.

 

 

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