“La situazione del Salento non è allarmante come in altre parti d’Italia, nel senso che ci sono senz’altro ragazzi che fanno uso di armi bianche, escono dalla propria abitazione armati di coltello o tirapugni”. Così Simona Filoni, a capo della Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Lecce descrive l’incremento degli episodi di violenza tra i giovanissimi. Una realtà che interessa anche il Salento, che si manifesta con segnali concreti e molto spesso quotidiani. Non un allarme sociale, ma sintomi di un disagio che emerge fuori e dentro le mura di casa, tra gli amici, i coetanei e non solo, non risparmiando neanche la scuola. Ad essere attenzionati dagli investigatori sono ragazzi sempre più giovani. E gli episodi registrati segnano un costante incremento.
Non episodi legati alla criminalità ma una fragilità emotiva. Sarebbe questa, secondo il procuratore Filoni, il motivo alla base dei fenomeni di violenza tra i giovanissimi.
Neanche le scuole restano estranee a questa realtà. Nei mesi scorsi alcuni episodi hanno destato non poca preoccupazione. Più recentemente un coltello è stato sequestrato dagli insegnanti in una scuola e consegnato alle autorità.
Ed è qui che entra in gioco il lavoro delle istituzioni. L’obiettivo è quello di riportare i ragazzi alla socialità, restituendo loro il senso dei rapporti reali e delle relazioni quotidiane. Per il procuratore Filoni, il percorso passa attraverso una rete tra procura, forze dell’ordine, servizi sociali.