È scontro aperto tra la Regione e i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta. Le sigle sindacali pugliesi di categoria hanno proclamato lo stato di agitazione denunciando un comportamento definito «gravissimo e apertamente antisindacale» da parte della Regione Puglia. Al centro della protesta, una serie di provvedimenti adottati unilateralmente dagli uffici regionali che, secondo i sindacati, avrebbero modificato di fatto l’Accordo Integrativo Regionale e la normativa vigente senza alcun confronto con le parti sociali.
La rottura definitiva si è consumata il 31 dicembre, con la pubblicazione di una direttiva che avvia il recupero di oltre 23 milioni di euro nei confronti dei medici, nonostante – sostengono le organizzazioni – crediti maturati per circa 30 milioni. Un atto giudicato inaccettabile non solo nel merito, ma soprattutto nel metodo: nessuna convocazione della delegazione trattante e una pubblicazione avvenuta in pieno periodo festivo e in una fase di transizione politica.
Al neoeletto presidente Antonio Decaro la richiesta da parte dei sindacati di disconoscere gli atti autoritativi adottati e di riaprire il confronto.
Sul fronte dell’emergenza sanitaria interviene invece il dottor Tonino Marchetti, che difende l’operato del direttore generale della ASL, Stefano Rossi. Secondo Marchetti, in una sanità pubblica definita «denegata», la priorità è garantire comunque l’assistenza ai cittadini, anche ricorrendo temporaneamente a medici non specializzati nei pronto soccorso, nel 118 e nelle aree più disagiate del Salento, dove interi comuni sono rimasti senza medico di base. «Ho suggerito a Rossi – afferma Marchetti – l’avvio immediato di corsi accelerati di PS a cura dell’Università e di volenterosi ex prontosoccorsisti».
Una posizione che richiama l’emergenza strutturale legata alla carenza di personale e che arriva a invocare strumenti straordinari, fino all’uso di leggi speciali per garantire servizi essenziali a tutela del diritto alla salute sancito dalla Costituzione.