CALIMERA – Aveva da poco saputo che il Natale non lo avrebbe trascorso con i nonni e per questo, pochi giorni prima di morire, avrebbe protestato e confessato di essere tanto triste. Lo riferisce un parente, con il rammarico di chi adesso ripensa ad ogni dettaglio, che si fa peso sul cuore.
Elia, 9 anni, trovato senza vita martedì sera in casa della madre – poco prima rinvenuta cadavere nelle acque di Torre dell’Orso – era un bambino conteso. Frutto di un amore tramontato, viveva adesso dalla mamma ma il tribunale aveva disposto ampi margini di tempo in compagnia del padre.
In queste ore si moltiplicano i mazzi di fiori, i biglietti con un pensiero rivolto a lui e i peluche che qualcuno ha lasciato davanti alla porta d’ingresso dell’abitazione dove è stato trovato esanime, quasi certamente per soffocamento.
Intanto continuano le ricerche dell’auto, una lancia y, a bordo della quale Nojoua Minniti, 36enne del posto, avrebbe raggiunto il litorale di Torre dell’Orso per poi togliersi la vita tra le onde. I droni sorvolano la zona incessantemente. Il ritrovamento e l’ispezione del mezzo potrebbero fornire ulteriori elementi utili a delineare i contorni della vicenda.
Lunedì sarà conferito al medico legale Alberto Tortorella l’incarico per effettuare l’autopsia sui corpi di madre e figlio. Intanto ci si concentra su tutto ciò che ha preceduto questo tragico epilogo e sui campanelli d’allarme che, forse, avrebbero richiesto maggiore attenzione.
La direzione dell’Azienda Sanitaria Locale ha chiesto e ottenuto la relazione del Centro di Salute Mentale di Maglie dove era in cura la donna e che il 21 gennaio scorso ha certificato “l’assenza di segni o sintomi riferibili ad una psicopatologia in atto”. Una valutazione che aveva inciso sulla successiva decisione del tribunale, nell’ambito del processo di affido, di far tornare Elia in casa della mamma.
Una donna con appurate fragilità, sola, lontana dai parenti, che si guadagnava da vivere con lavori saltuari e che non poteva raggiungere i familiari, in Calabria, in compagnia del bambino, come stabilito sempre nella sentenza di affido che prevedeva la sorveglianza per un anno a cura dei Servizi Sociali. Questa era Gioia, così come tutti la chiamavano. Una donna che nel Salento si era trasferita per seguire l’amore, quello con il compagno Fabio, con cui la storia è poi finita, lasciando a entrambi il dono di un figlio. Dono oggetto di contese, battaglie civili e penali, con denunce e contro-querele, fino ad arrivare al giorno più brutto e che pure, in qualche modo, sembrava preannunciato. Il 16 dicembre dello scorso anno all’ex compagno Gioia aveva detto: “saluta bene Elia, lo porto con me, sono già stata davanti al mare”. Frase confluita in denuncia e in un fascicolo poi archiviato.
Erica Fiore, classe 1990, giornalista pubblicista dal 2017. Caporedattrice e conduttrice del tg di TeleRama. Collaboratrice della trasmissione "Terre del Salento". Collaboratrice della trasmissione "Finalmente Domenica". Nel 2021 ideatrice e conduttrice della trasmissione "Amarcord, la festa rivive".