PUGLIA – Il rischio è la fuga di massa. La manovra del Governo Meloni che prevede il taglio delle pensioni dei medici ha alzato un pericoloso polverone polemico, soprattutto tra gli addetti ai lavori. Nel mirino finisce poco meno del 50% del personale in servizio che ha timore di veder ridotte le aliquote di rendimento dei contributi versa ti prima del 1996. Se così fosse per i camici bianche si preannuncia una débacle sul piano squisitamente economico, ma non solo, visto che la manovra andrebbe ad intaccare anche i diritti acquisiti dei professionisti.
Risultato? Si rischia una emorragia dei medici per evitare la scure di questo provvedimento. Almeno trecento i medici che potrebbero optare per la pensione anticipata. Ecco perché gli stessi sindacati invitano i diretti interessati – così come si legge in una nota firmata da Anaao Assomed e Cimo-Fesmed – a “presentare immediatamente la domanda di quiescenza, e di usufruire in questi ultimi giorni di lavoro di tutti i giorni di ferie accumulati nel corso degli anni di servizio”. Si stima una decurtazione maggiore della pensione dal 5 al 25% dell’assegno annuale. Una situazione intollerabile per i medici in odore di pensione. I sindacati sono pronti a scioperare.
“Il taglio delle pensioni dei dipendenti pubblici – fa sapere Francesco Perrone, segretario regionale di Fsi-Usae – potrebbe arrivare fino a 7000 euro”. Di qui la richiesta al governo nazionale di “rivedere urgentemente questo taglio iniquo nei confronti dei lavoratori”.
La manovra stabilisce la revisione, dal 1° gennaio 2024, dei coefficienti utilizzati per il calcolo delle quote retributive, che saranno rivisti con un notevole ribasso, soprattutto a fronte di anzianità minime al 31 dicembre 1992. Le novità riguardano gli iscritti alla Cassa pensioni dipendenti enti locali, alla Cassa pensione sanitari, alla Cassa pensioni insegnanti e alla Cassa pensioni ufficiali giudiziari. Invece per il personale iscritto alla Cassa Stato (come amministrazioni statali, scuole e università statali) le aliquote sono, da sempre, lineari e aumentano in misura proporzionale a fronte di una maggiore anzianità contributiva. Analogo discorso vale per il personale iscritto al Fondo pensione lavoratori dipendenti amministrato dall’Inps.
“I nuovi coefficienti – spiega Perrone – risultano molto penalizzanti per chi ha pochi anni di anzianità nel sistema retributivo, in quanto è molto agevolato dai coefficienti attuali. Ritornando all’ipotesi di 1.000 euro di retribuzione pensionabile, con un anno di anzianità la quota di pensione passerà da 244,56 a 25 euro, mentre con 14 anni di anzianità scenderà da 362,73 a 350 euro”.
La novità non riguarda coloro che possiedono più di 15 anni nel sistema retributivo, che si vedranno applicare – anche per il futuro – i coefficienti in vigore oggi. I nuovi coefficienti si applicheranno anche alle domande di riscatto presentate dal 1° gennaio 2024.