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La lotta al tumore e alle liste d’attesa: “per salvarci costretti a pagare”

LECCE E PROVINCIA – Il caso, l’ennesimo caso, denunciato nelle ultime ore una paziente oncologica – che, insieme ad altri pazienti, è stata sottoposta all’iniezione del radiofarmaco aspettando per quattro ore prima di essere informata che la pet tac era fuori uso, riapre una parentesi decisamente nera della sanità.

Non un caso isolato ma uno dei tanti, che puntualmente viene fuori dal vaso di pandora, con problematiche varie e tutte collegate tra loro. Macchinari rotti, liste di attesa infinite, mancanza di medici.

L’ira, la delusione e la sfiducia dei pazienti è sempre più alta. Ulteriore testimonianza di un sistema che fa acqua da tutte le parti è il caso che della signora che chiameremo Maria, nome di fantasia per ovvie ragioni di riservatezza, porta alla nostra attenzione con la segnalazione a Dilloatelerama. Maria è in cura dal 2009, negli anni ha subito diversi interventi chirurgici per l’asportazione di vari tumori. Succede però che alla richiesta di una tac urgente viste le condizioni decisamente critiche e da tenere costantemente sotto controllo, la prenotazione è dopo 4 mesi. 4 mesi per una urgenza richiesta peraltro dal pronto soccorso. Un tempo limite inaccettabile. Un ritardo di un esame diagnostico o l’omessa esecuzione di un approfondimento diagnostico necessario porta ad un differimento del trattamento del tumore rispetto al timing con il quale sarebbe stato possibile trattarlo. E allora senza perdere tempo prezioso il marito si prodiga ed ecco che la tac viene eseguita dopo 4 giorni ma soltanto perchè si è rivolto ad uno studio privato spendendo qualche centinaio di euro. “Abbiamo la fortuna di potercelo permettere – ha detto il marito – ma chi non ha disponibilità economica come può fare mai?”. Una domanda che meriterebbe una risposta dai vertici sanitari.

Un’altra segnalazione riguarda Anna, altro nome di fantasia, che segnala la necessità ogni 4/6 mesi di tornare in ospedale all’oncologico per cure e terapie. Anna è madre di una bambina autistica. Con sulle spalle anche un problema genetico, ed avendo fatti vari interventi, chemioterapia, radioterapia, Anna dovrebbe essere chiamata puntualmente. “Come al solito – scrive – c’è sempre quel maledetto ritardo. Per un appuntamento per effettuare una risonanza con urgenza che non arrivava mai, ha speso 400 € in uno studio privato, per non rischiare che il suo rene le venisse tolto. Una visita oncologica prenotata per il 28 luglio scorso, ad oggi settembre ancora non è stata effettuata. “Ho paura – scrive – paura che quel mostro possa comparire per colpa di tutti questi ritardi.

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