LECCE – Italo Cozza, appuntato scelto delle fiamme gialle di Otranto attualmente sospeso dal servizio, scattò di nascosto 60 fotografie alle carte dell’inchiesta in corso: i suoi colleghi stavano indagando – tra gli altri – su suo fratello, Guido Cozza, e sull’imprenditore Giuseppe Maggio. Focus di partenza: frode fiscale e mala gestio di Cas, centri di accoglienza migranti.
Secondo l’accusa la fuga di notizie, di cui è ritenuto responsabile il finanziere, era finalizzata a tutelare principalmente questi due indagati.
In un messaggio Whatsapp intercettato tra l’appuntato infedele e il fratello si legge: “Dilli allu Giuseppe ca il controllo IVA 2016 e 2017 è ancora aperto, secondo me è strano“. Così, secondo gli inquirenti, l’imprenditore Giuseppe Maggio sarebbe stato allertato, per interposta persona appunto, sugli accertamenti fiscali in corso sulla sua ditta, la Edilcostruzioni srl. Dei contatti diretti tra i due, accertati dalle indagini, l’appuntato ha invece cancellato ogni traccia, sia chiamate che chat.
Per incontrare l’imprenditore, invece, Cozza avrebbe anche arbitrariamente e senza autorizzazione abbandonato la sede di servizio. “A tesimonianza – scrivono gli inquirenti – del suo asservimento nei confronti di quest’ultimo“.
Non solo. Durante una perquisizione in casa del finanziere, oltre ai 60 scatti fatti illecitamente alle trascrizioni delle intercettazioni dell’indagine, sono stati trovati anche dei fogli contenenti i dati catastali di più cittadini di Santa Cesarea. Tra questi tre candidati alle Comunali 2018 in liste diverse rispetto a quelle del fratello Guido Cozza. In un altro foglio poi, sempre in suo possesso, il lungo elenco dei residenti di Santa Cesarea, completo di data di nascita, indirizzo e anche sezione elettorale.
Tornando all’imprenditore Giuseppe Maggio, la cui ditta Edilcostruzioni tramite una convenzione con la Prefettura nel 2016 si era aggiudicata la gestione di più case di accoglienza migranti, c’è un altro aspetto attenzionato dalle fiamme gialle. La gestione di alcuni servizi nelle strutture era stata subappaltata all’associazione “Solidarietà e Legalità”. Realtà che non godeva, però, del numero di dipendenti necessari a garantire i servizi presi in carico. Dipendenti tra i quali, nel 2018 e 2019, compare anche il nipote del finanziere infedele, nonchè figlio del titolare della ditta.
Oltre alle fatture emesse e incassate per servizi non erogati nella struttura, c’è poi il capitolo fanta-ospiti. Da una parte i migranti andati via, ma falsamente certificati come ancora presenti. Dall’altra, migranti a cui era stato rigettato il permesso di soggiorno, ma mai allontanati -come previsto per Legge- dai centri in questione. Motivo questo per cui, oltre che sulla ditta di Maggio, le indagini si sono estese sull’Ufficio immigrazione della Prefettura di Lecce, in particolare su un dirigente e una funzionaria. Secondo gli inquirenti “consapevoli dell’illecita richiesta – si legge nelle carte – hanno provveduto ad emettere il relativo pagamento in favore della edilcostruzioni“. Soldi ministeriali vincolati alla cura degli ospiti dei Cas aventi diritto e che, invece, sarebbero stati captati indebitamente.
Da tutte le accuse gli indagati potranno difendersi nelle prossime ore.