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Trimestre aprile-giugno, 579 imprese in più

LECCE – Sono nate 1.247 nuove imprese a fronte di 668 chiusure, con un saldo positivo di 579 unità e un tasso di sviluppo pari a + 0,76%. Il tessuto imprenditoriale salentino “tiene” mantenendo il medesimo ritmo degli scorsi anni registrando una crescita più elevata rispetto a quella nazionale e regionale. Nell’ambito della regione Puglia la provincia di Lecce realizza il miglior tasso di crescita trimestrale subito dopo la provincia di Brindisi (+0,80%), seguita da Taranto (+0,71%), Foggia (0,60%) e Bari (+0,59%).

La quasi totalità dei settori registra saldi positivi, a partire dal settore delle costruzioni, con 49 imprese in più e a seguire il settore agricolo, le attività professionali, scientifiche e tecniche, le attività di noleggio, agenzie viaggio e servizi alle imprese.

Saldo positivo anche per imprese artigiane (+83) anche per le imprese artigiane dopo vari anni in cui il settore ha subìto una lenta ma costante erosione. E’ l’edilizia a contribuire maggiormente alla crescita seguita dalle attività della ristorazione e dalle attività di supporto alle imprese.

Il manifatturiero registra invece un saldo negativo di -18 imprese, soprattutto nelle industrie alimentari.

“La tenuta del sistema imprenditoriale salentino è un dato oggettivo e pressoché trasversale; sono numeri incoraggianti, che devono servire da sprone a fare sempre di più e sempre meglio- commenta il Presidente dell’ente camerale leccese, Mario Vadrucci – Ritengo sia stato fondamentale l’intervento delle Istituzioni che in fase di programmazione e in fase operativa, hanno saputo essere sinergiche e capaci di fornire elementi di supporto”.

Inoltre in provincia di Lecce sono presenti ben 8.596 imprese gestite da imprenditori stranieri, pari all’9,3% del totale. Ma sono dati che devono essere per così dire “depurati”, perché si tratta di imprenditori che solo sulla carta sono stranieri (nati al di fuori dell’Italia) ma di fatto sono italiani a tutti gli effetti: la maggior parte svizzeri, tedeschi e belgi, figli quindi dei migranti salentini nati in questi paesi e poi rientrati.

Per gli extracomunitari invece emerge che gli imprenditori senegalesi, marocchini, gambiani e indiani si concentrano esclusivamente nel commercio ambulante. I cinesi si concentrano nel comparto del commercio con sede fissa, ma sono attivi anche nella ristorazione insieme a pakistani e albanesi.

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