TARANTO – Il materiale scambiato in rete da ben 150 gruppi di pedofili sparsi in tutto il mondo era da brivido. Basti pensare che per gli agenti della Polizia Postale infiltrati per ben due anni nelle chat di telegram e whatsapp, con foto e video di abusi sui bambini, si è reso necessario un supporto psicologico costante.
Nelle scorse ore gli accertamenti sono culminati nell’identificazione di ben 432 persone coinvolte in tutto il mondo (di cui 81 italiani), 16 associazioni criminali dedite alla diffusione di materiale pedopornografico e 17 arresti in flagranza di reato.
Il fenomeno ha riguardato anche alcune delle province pugliesi: nel Barese sono state eseguite tre perquisizioni e una nel Tarantino, al cui esito sono stati sequestrati 5 smatphone in uso agli indagati, di età compresa tra 18 e 50 anni circa, tutti senza attività lavorativa. Gli indagati intanto sono stati denunciati e il materiale sequestrato e messo a disposizione dell’Autorità inquirente.
Si tratta della più imponente operazione di Polizia degli ultimi anni contro la pedopornografia online.Gli abusi diffusi sulle chat riguardavano prevalentemente bambine e bambini in tenera età e, in alcuni casi, anche neonati.
Ciascun gruppo era regolato da precise e severe norme di comportamento finalizzate a preservare l’anonimato – e, quindi, la “sicurezza” – del sodalizio criminale, oltre che dei singoli partecipanti. La lunga e capillare attività di indagine ha consentito di dare un nome ai nickname utilizzati in rete dai pedofili, portandoli allo scoperto e fuori dall’anonimato della rete.
L’attività svolta dagli inquirenti ha evidenziato come il fenomeno sia assolutamente trasversale, dal momento che tra gli indagati figurano persone di estrazione sociale ed età molto eterogenee, tra cui affermati professionisti, operai, studenti, pensionati, impiegati privati e pubblici o disoccupati, con età anagrafiche che oscillano tra i 18 e i 71 anni.
Con riferimento, infine, al fattore geografico, le regioni maggiormente interessate risultano essere la Lombardia e la Campania. Qui risiede infatti il 35 % degli indagati.
E.F.