LECCE – Ha raccontato di vedere suo figlio, Daniele, ovunque: quella morte così violenta che glielo ha portato via non gli dà tregua.
Contattato da “La vita in Diretta” il papà di Daniele De Santis, brutalmente assassinato con la fidanzata in Via Montello a Lecce il 21 settembre scorso, ha ricostruito quello che ricordava di De Marco, coinquilino di Daniele prima, reo confesso di quel massacro poi.
“Personalmente -racconta -non lo conosco, non l’ho mai visto, nè tantomeno me ne parlava. So solo che si chiudeva in camera sua e con il caldo che faceva stava sempre chiuso: porte, finestre, non si sapeva se in casa c’era o non c’era. Il 28 agosto è andato via, gli ha consegnato le chiavi: “grazie Daniele, grazie di tutto” gli ha detto. Daniele ha detto solo: “menomale che se n’è andato sto rompiscatole”, era cosa gradita a Daniele che se ne andasse. Dice che quando usciva a volte -racconta ancora- la porta d’ingresso la sbatteva forte. Daniele gli avrà detto: “amico non sbattere le porte che non è normale”. E questo neanche gli rispondeva, abbassava la testa e se ne andava. Il “non ricordo” è una situazione di comodo, come fai a non ricordare” dice ancora, in riferimento ai tanti vuoti di memoria di De Marco, durante interrogatori e colloqui in carcere. “Quello ha premeditato tutto -aggiunge il papà di Daniele- era un orario anomalo, le otto e mezzo-nove. Non è andato di notte perchè sapeva che dietro la porta di ingresso c’è un ferro per chiudere. Una volta messo il ferro, la porta non si apriva più, pur avendo le chiavi”.
Poi lo sfogo sulle condizioni in cui è stato costretto a vedere suo figlio per l’ultima volta: “Mio figlio -dice- l’ha colpito sulle parti vitali, tutte parti vitali: cuore, fegato e tutto quanto. A differenza della ragazza che l’ha squadernata.
Una mattanza li ha distrutti, non vedo una causa logica -conclude- Energumeno mezzo scempio di ragazzino, se non avesse avuto il fattore sorpresa chissà che fine avrebbe fatto. Invece quando l’ho visto mio figlio era irriconoscibile, tutto fracassato”.