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Salasso Imu-Tasi, capoluoghi salentini più cari della media nazionale

LECCE- Lecce, Brindisi e Taranto più salate rispetto alla media nazionale. La seconda rata di Imu e Tasi per l’anno in corso scade il prossimo 16 dicembre e si preannuncia ancora una volta come una mini-stangata.

I dati, resi noti dal Servizio Politiche Territoriali della Uil, dicono che a Lecce-città l’esborso-medio per il saldo di questi giorni sarà di 621 euro per le seconde case, lo stesso importo del 2018 (con l’aliquota dell’11 per mille) e pari a 86 euro in più rispetto alla media nazionale di 535. La spesa complessiva per la seconda casa è di 1.070 euro in Italia, mentre a Lecce si raggiunge quota 1.242.

Tanto, eppure meno del resto della regione: a Brindisi, ad esempio, si spendono in totale 1.344 euro (672 euro per la rata di dicembre); a Taranto 1.289 euro (645 euro per il saldo di dicembre).

Certo, siamo lontani dai livelli delle grandi città del nord (a Roma con 2.064 euro medi; a Milano, invece, si pagheranno 2.040 euro medi; a Bologna 2.038 euro; a Genova 1.775 euro; a Torino 1.745 euro), ma anche dalle città di dimensioni simili, come Asti, dove il costo medio è di 580 euro, o Catanzaro (659 euro).

Chi possiede poi a Lecce-città una seconda pertinenza dell’abitazione principale della stessa categoria catastale (cantine, garage, posti auto, tettoie), quest’anno dovrà sborsare in media 60 euro (35 per la cantina e 85 per box-posto auto), contro un costo medio nazionale di 55 euro. Per i possessori di prime case di lusso, invece, l’esborso sarà di 1.701 euro contro una media nazionale di 1.305 euro, quindi pari a quasi 400 euro di differenza.

A Lecce le aliquote restano, come detto, invariate, ma diversi Comuni hanno deciso di aumentarle, dopo tre anni di blocco. Per il segretario leccese della Uil, Salvatore Giannetto, si tratterà ancora una volta di un “mini-salasso soprattutto per lavoratori dipendenti e pensionati, che rappresentano il 41 per cento dei proprietari di immobili diversi dall’abitazione principale e sono dunque i soggetti più penalizzati da queste imposte”.

Il sindacato ritiene opportuna l’unificazione dell’Imu con la Tasi in quanto, venendo meno il concetto di “tassa sui servizi”, si ritiene corretta la semplificazione del meccanismo con la creazione di un’imposta unica, a maggior ragione dato che Imu e Tasi agiscono sulla stessa base imponibile.

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