BRINDISI/SAN FOCA- Da capitale del carbone a capitale del gas. Non solo con la trasformazione della centrale di Cerano ma anche con l’arrivo dei nuovi gasdotti che, dopo aver attraversato il Leccese, dovranno giungere in contrada Masseria Matagiola, per immettersi nella rete nazionale del gas che ha in questa centrale il suo snodo fondamentale sul territorio. È una domenica di protesta per i noTap di Lecce e di Brindisi, con il sit in mattinata lì e nel pomeriggio a San Foca, sul cui fondale si sta lavorando per far posto al gasdotto proveniente dall’Azerbaijan.
“Mentre alla COP25, la Conferenza mondiale del clima – dicono gli attivisti – scienziati delle Nazioni Unite e persino Van der Leyen, Presidente della Commissione Europea, chiedono l’uscita dai combustibili fossili, come petrolio, carbone e metano; mentre il Comune di Brindisi e il Consiglio Provinciale di Brindisi e la Regione Puglia e addirittura il Parlamento Europeo dichiarano l’emergenza climatica, proprio a Brindisi, due settimane fa Emiliano, Presidente della Regione, Riccardo Rossi, Sindaco di Brindisi e Presidente della Provincia, insieme a CGIL e Legambiente, inauguravano Brindisi come capitale europea del gas”.
Stando ai calcoli fatti dal movimento noTap salentino, al terminale di Matagiola, alle porte di Mesagne e che Snam sta già ampliando, dovrebbero arrivare o partire 12 gasdotti, con 50 miliardi di metri cubi all’anno di gas nuovo in arrivo (tutto il consumo nazionale è di 70 miliardi di mc/anno). C’è il metano di TAP, per cui sono in corso i lavori targati Snam da Melendugno a Brindisi; ci potrebbe essere quello di Eastmed IGI Poseidon che dovrebbe giungere ad Otranto da Cipro-Israele; è ancora in piedi il progetto Eagle, che dall’Albania potrebbe giungere a Lendinuso.
L’Hub di Matagiola, spiegano gli attivisti, “costituirà un impianto di grande sensibilità, sia dal punto di vista della pericolosità per la salute che, dal punto di vista ambientale, oltre ad essere d’importanza nazionale. Non si capisce quali saranno i “presidi ambientali” di cui necessita questa centrale. Nel progetto approvato, non è prevista alcuna tecnologia di controllo e di monitoraggio relativo alle “emissioni fuggitive” che si avranno, stimate nel 3% della portata, e che sono potenzialmente molto pericolose per i “componenti in traccia” che il metano contiene”.
SNAM ha nel frattempo chiesto al Comune l’accesso ai fondi per le interconnessioni tra Matagiola e Cerano e verso la centrale A2A di Brindisi Nord.