LECCE- La legge sulle liste d’attesa votata in Consiglio regionale riporta al centro il caso delle prestazioni intramoenia (Alpi), cioè quelle erogate a pagamento in ospedale dai medici dipendenti della Asl. L’Ordine dei medici di Lecce ha anche minacciato lo sciopero a difesa di questo sistema, che avrebbe dovuto essere smantellato dalla legge proposta, che invece è stata completamente stravolta. Ma ci sono voci fuori dal coro e tra queste quella del noto oncologo Giuseppe Serravezza, dirigente medico al Sacro Cuore di Gallipoli e direttore scientifico della Lilt di Lecce: a suo parere, l’attività intramoenia sta rendendo gli ospedali dei mercati, a scapito dei pazienti, costretti a pagare per ottenere delle visite.
Partiamo dai numeri. In attesa dei dati riferiti al 2018, le cifre della Asl dicono che nel 2017 sono state erogate 1.493.000 prestazioni istituzionali (fonte Cup) mentre in Alpi ne sono state fornite 102mila, intorno al 6,8 per cento del totale. In un anno, dal 2016 al 2017, la Asl di Lecce ha registrato un incasso aumentato del +4 per cento sulle prestazioni erogate a pagamento nei nosocomi pubblici; i medici, gli infermieri e il personale del comparto un +15 per cento. Significa che nel 2017 i cittadini – che già supportano con le tasse il servizio sanitario nazionale – hanno pagato di tasca propria 8.512.821 euro per avere consulenze e prestazioni negli ospedali della provincia, con un trend in aumento. Di quei soldi, la Asl ha restituito ai sanitari che hanno effettuato le visite 6.429.876 euro.
Per Serravezza, è un sistema “immorale” e la presa di posizione dell’Ordine dei medici non è condivisibile: “Mi ha colpito – dichiara – l’intransigenza dei medici di fronte ad una problematica che sappiamo essere critica e che tanti problemi crea anche nella nostra pratica clinica quotidiana. Siamo alla follia quando si minaccia lo sciopero dell’intramoenia. Mi sentirei di dire: magari avvenisse! Così i medici si dedicherebbero a svolgere la loro attività istituzionale in misura prevalente. Gli ospedali sono stati trasformati in mercati in cui chi ha e può paga e gli altri aspettano in fila. Ma così ci stanno creando pazienti di serie a e pazienti di serie b. E non è giusto”.
Ovviamente, l’oncologo ci tiene a precisare che “ci sono medici straordinari che si tengono lontani da atteggiamenti speculativi”. E però la percezione diffusa tra i malati spesso è quella di dover pagare tutto, tanto che – è cosa nota – non di rado si rinuncia alle cure. Ecco perché, secondo Serravezza, si è fatto un danno a cambiare il testo della legge: “Approvarla com’era sarebbe stato un segnale, tutti i pazienti devono essere uguali davanti alla malattia. La cosa più grave è che tutto questo avviene nell’ambito della sanità pubblica. Eppure, il cittadino già paga il servizio e paga anche i nostri stipendi di medici. Per visitarlo si deve chiedere di farsi pagare ancora? Per me, c’è sicuramente qualcosa che non va”.