MELENDUGNO- I freni posti dalla ministra per il Sud Barbara Lezzi portano i notap a rilanciare: “Rinnoviamo per l’ennesima volta l’invito ai ministri – dicono – di tirar fuori, se esistono, gli accordi di cui parlano, e di farci sapere in cosa consistono, altrimenti continueremo lecitamente a pensare che sono solo le scuse per giustificare la loro incapacità di prendere decisioni”.
Il riferimento è al fatto che Lezzi abbia fatto riferimento a penali, vincoli internazionali e trattati per spiegare la difficoltà del governo a bloccare il gasdotto in arrivo a Melendugno. Si lamentano due pesi e due misure, visto che per bloccare il gasdotto South Stream, che dalla Russia avrebbe dovuto rifornire l’Europa, nel 2014 si è risolto in modo indolore il pagamento di eventuali penali. Allora, in linea con i principi del terzo pacchetto energia, Gazprom venne fermata perché non poteva essere produttore, venditore del gas e proprietario del gasdotto insieme.
“Tutti iniziarono a preoccuparsi per il blocco del South Stream, che andava a ledere gli interessi di Gazprom, Eni, Saipem e tutte le società coinvolte. E allora (governo Renzi) – attaccano i notap – Saipem venne inserita nei contratti internazionali per il progetto di raddoppio del North Stream, con la conseguenza che non venne pagata nessuna penale e che gli interessi delle multinazionali, ancora una volta, furono tutelati”.