Ceneri di Cerano alla Colacem, i sindaci chiedono indagini e lo stop cautelativo

GALATINA- Il sequestro di Cerano rimette sull’attenti i sindaci del centro della provincia di Lecce: le ceneri della centrale Federico II, infatti, non finiscono solo alla Cementir di Taranto, ma anche alla Colacem di Galatina, cementificio simile al primo e che utilizza grossi quantitativi di scarti provenienti dall’impianto di Brindisi.

La richiesta rivolta ad Arpa, Regione, Provincia e soprattutto alla Procura di Lecce è quella di “effettuare con la dovuta urgenza tutti i controlli del caso presso lo stabilimento e di intraprendere, anche in via cautelativa, le opportune misure per impedire che si possano provocare danni ancor più gravi alla salute pubblica e all’ambiente di quelli già oggetto di discussione in sede di conferenza di servizi per il riesame dell’A.I.A.”.

E’ quanto hanno scritto nella nota ufficiale i primi cittadini di Corigliano e Zollino, Dina Manti e Antonio Chiga, anche a nome dei colleghi delle altre amministrazioni comunali costituite nella conferenza dei servizi relativa al riesame delle autorizzazioni, tavolo che verrà convocato di nuovo il prossimo 10 ottobre.

Secondo l’inchiesta della Dda per traffico illecito di rifiuti, Enel avrebbe gestito promiscuamente le ceneri della combustione di Odc e gasolio, classificate, stando all’accusa, “come provenienti tutte dalla sola combustione di carbone”, e dunque “come rifiuto speciale non pericoloso”. Sarebbero state così immesse nel ciclo produttivo oltre 2,5 milioni di tonnellate di polveri “contaminate da sostanze pericolose”, vale a dire da nichel, mercurio, vanadio e ammoniaca. È ciò che ha ricostruito il consulente tecnico della procura di Lecce, Mauro Sanna. Eppure, stando a quanto detto anche dal procuratore capo Leonardo Leone De Castris, a Cerano gli impianti che avrebbero consentito la separazione delle ceneri ci sono, ma non sono mai stati utilizzati. Così Enel avrebbe risparmiato oltre mezzo miliardo di euro dal mancato smaltimento di quelle ceneri presso impianti specializzati, vendendole, invece, a Cementir.

Cosa c’entra in tutto questo la Colacem?

I sindaci hanno il sospetto – per il momento non provato – che a Galatina si sia ripetuto il copione. Anche perché i Modelli Unici di Dichiarazione ambientale MUD della Camera di Commercio certificano che Colacem riceve dalla centrale Termoelettrica ENEL una media di 100mila tonnellate l’anno di ceneri leggere (precisamente 78mila tonnellate nel 2015, 115mila nel 2016) e una media di 35mila tonnellate di ceneri pesanti, “tanto da essere rispettivamente – spiegano i sindaci – il terzo ed il primo impianto a livello italiano per quantità di ceneri leggere e pesanti recuperate nel cemento”. Su questo, tra l’altro, la scorsa settimana è stata depositata anche una interrogazione regionale a firma del consigliere Mario Pendinelli. Ora, però, si chiede direttamente alla Procura di capirne di più ed eventualmente valutare anche l’ipotesi di uno stop del cementificio nelle more dell’accertamento.

 

 

 

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