Sequestro Cerano, Enel: “a rischio sistema elettrico del Sud Italia dal possibile fermo”

BRINDISI- Il sequestro della centrale di Cerano potrebbe mandare in tilt il sistema elettrico di mezza Italia: nonostante la facoltà d’uso concessa, c’è il rischio del fermo, “a causa delle difficoltà esecutive delle prescrizioni”. È quanto fa sapere la società Enel Produzione, che nelle scorse ore in tribunale ha incontrato il capo della Procura, Leonardo Leone De Castris, dopo l’inchiesta della Dda sul presunto traffico illecito di rifiuti, in relazione all’uso delle ceneri prodotte.

Troppo strette, in sostanza, le prescrizioni previste, secondo Enel, tanto da profilare un eventuale stop che “comporterebbe la riduzione del livello di sicurezza del sistema elettrico nell’area sud-orientale della Penisola”. Sarebbe questo il motivo a base della proposta di “possibili alternative che consentano la gestione temporanea delle ceneri leggere prodotte dalla centrale al fine di garantirne l’operatività”. È stata depositata anche una cauzione corrispondente al valore del sequestro, 523 milioni di euro, che secondo il pm Alessio Coccioli e il gip Antonia Martalò sono il corrispondente dei costi non sostenuti per lo smaltimento corretto delle ceneri, che invece sono state vendute alla Cementir di Taranto, entrando nel ciclo di produzione del cemento. E questo, secondo l’impianto accusatorio, nonostante contenessero in parte tracce di ammoniaca, ciò che avrebbe dovuto portare ad una separazione tra ceneri inquinate e non, le prime da smaltire in appositi impianti.

“Le ceneri sono sempre state trattate secondo standard certificati, in conformità alla normativa vigente e secondo i più alti benchmark di sostenibilità del mercato internazionale, che prevedono appunto il riutilizzo delle ceneri in processi produttivi secondari”, ribadiscono dalla società. Sarà la magistratura, su questo, a fare chiarezza.

Per il momento, non è stata depositata istanza di dissequestro della centrale Federico II, dando disponibilità invece a dare esecuzione alle prescrizioni della Procura entro due mesi, “tenendo conto, però – ha fatto sapere l’azienda tramite il pool di tecnici e legali con a capo l’avvocato Paola Severino, ex ministro della Giustizia – delle complessità gestionali e logistiche connesse alla loro attuazione e dei relativi rischi per il sistema elettrico nazionale”.

 

 

 

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