Traffico illecito di rifiuti: sequestrati Cerano e parte dell’Ilva

BRINDISI/TARANTO – I sigilli all’alba, tra Brindisi e Taranto negli impianti di Enel Produzione della centrale Federico II a Brindisi, nella Cementir e nell’ilva di Taranto. In questo caso il sequestro riguarda i parchi loppa con i materiali stoccati, dei nastri trasportatori e delle tramogge di pertinenza dello stabilimento siderurgico. Un sequestro preventivo disposto dalla Dda di Lecce che ha coordinato le indagini della guardia di finanza di Taranto e che ha portato al sequestro degli impianti con facoltà d’uso per due mesi, con prescrizioni molto rigide per l’adeguamento alle norme e al sequestro per equivalente di oltre mezzo miliardo di euro agli indagati: 32 in tutto, nella maggior parte i vertici aziendali che si sono avvicendati nel tempo, dal 2011 al 2016. Complessivamente 523milioni e 326mila euro. Il procedimento è di competenza della Procura di lecce perché il reato contestato, ovvero il traffico e gestione abusiva e organizzata di ingenti quantitativi di rifiuti è di competenza dei magistrati dove ha sede la corte d’appello.  Il procuratore capo di Lecce Leonardo Leone De Castris ha illustrato questa mattina i dettagli dell’operazione chiamata “Araba fenice” perché ad essere incriminate sono le ceneri contaminate di sostanze pericolose provenienti dalla combustione di ocd e gasolio, oltre che di carbone, immesse nel ciclo produttivo che ha il cemento come esito finale.Accanto a lui i vertici delle Fiamme gialle di Taranto e il Pm della Dda Alessio Coccioli. L’indagine lunga e complessa si è avvalsa anche di intercettazioni telefoniche, esame documentale e ispezione sui luoghi, consulenza tecnica disposta dalla procura. Ceneri che Enel avrebbe venduto a Cementir. Lo scopo? Risparmiare sui costi derivanti dalla separazione delle sostanze e sul corretto smaltimento di quei rifiuti, quantificati in circa 2 milioni e 553 mila tonnellate, dal momento che “La gestione promiscua delle diverse tipologie di ceneri da parte di Enel e’ tradotta in un oggettivo vantaggio patrimoniale per la compagine societaria. Eppure, ha sottolineato il procuratore, gli impianti c’erano, ma negli ultimi sei anni non sono mai stati utilizzati. Ed ora dobbiamo capire il perché. Gli indagati sarebbero stati, come risulta dalle intercettazioni, a conoscenza di tutto e poco collaborativi con gli inquirenti.

 

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