LECCE- Più che dimezzata la disponibilità di pesce pescato dopo la prima settimana di mobilitazione delle marinerie che hanno deciso di fermare le barche per correggere le pesanti multe sullo sbarco e sulla messa in commercio del pescato sotto-taglia minima.
“La protesta iniziata nel periodo della Quaresima, proprio quando crescono i consumi di pesce – denunciano da Coldiretti– aumenta esponenzialmente il rischio di ritrovarsi nel piatto per grigliate e fritture prodotto straniero o congelato. Il settore soffre la concorrenza sleale del prodotto importato dall’estero e spacciato come italiano, grazie all’assenza dell’obbligo di etichettatura dell’origine. Di assoluto rilievo i numeri del pescato in Puglia, il cui valore economico è pari all’1% del PIL pugliese e arriva fino al 3,5% se si considera l’intero indotto, conta 1500 imbarcazioni, 5000 addetti, 10 impianti di acquacoltura e mitilicoltura. Le aree vocate sono prioritariamente Manfredonia, Molfetta, sud Barese, Salento, dove il pescato più importante è costituito da gamberi, scampi, merluzzi”.
Il sistema delle multe va ad incidere pesantemente sul settore ittico che vive una crisi che si trascina da 30 anni e che ha causato la perdita del 35% dei posti lavoro e la chiusura del 32% delle imprese, Un mercato, quello del consumo del pesce, che cresce costantemente, ma risulta sempre più in mano alle importazioni.
Per effettuare acquisti di qualità al giusto prezzo il consiglio è di verificare sul bancone l’etichetta, che per legge deve prevedere l’area di pesca (Gsa). Tra le provenienze da preferire, quelle dalle Gsa 18 (cioè l’ Adriatico meridionale), 19 (Jonio occidentale), oltre alle altre italiane 9 (Mar Ligure e Tirreno), 10 (Tirreno centro meridionale), 11 (mari di Sardegna), 16 (coste meridionali della Sicilia), 17 (Adriatico settentrionale).