MELENDUGNO- Le immagini documentano lo scempio nelle campagne di Melendugno. Una ventina di ulivi capitozzati all’altezza del collo del tronco. Non una potatura, non una pratica agronomica, ma un atto di forza. Su piante che non sono piante qualunque: sono ulivi che si trovano lungo il tracciato del futuro gasdotto Tap. Non a caso gli alberi sono contrassegnati con tanto di etichette, perché sono destinati all’espianto ai fini del reimpianto, come da progetto.
Siamo a circa un chilometro nell’entroterra rispetto a San Foca, più avanti rispetto all’area in cui il cantiere dovrà essere avviato con lo scavo del pozzo di spinta del microtunnel. E, tra l’altro, queste non sono neanche piante che rientrano nel gruppo dei primi 231 ulivi da spostare. Al momento, il via libera per l’espianto non c’è, per alcun albero. Ancora meno per questi, per i quali l’ottemperanza della relativa prescrizione va ancora ottemperata.
Per la multinazionale svizzera, si è trattato di “un furto di legna, per il quale una decina di giorni fa è stata anche presentata una denuncia ai carabinieri di Melendugno”. La segatura è ancora a terra, fresca, e lì ci sono anche i segni di quelli che sembrano essere i roghi delle ramaglie.
Un furto anomalo: ad essere stati letteralmente stroncati sono solo gli ulivi della fascia interessata dal passaggio del gasdotto. Non quelli alla loro destra, né quelli alla loro sinistra, cosa più consueta nella fretta di un’azione illecita, come altri episodi in tutta la provincia possono suggerire. In questo caso, invece, è stata seguita la linea dei picchetti che delimitano il futuro tracciato. Quasi uno sfregio.