Cronaca

Case di riposo abusive, chiuse due strutture a Lecce e Monteroni

LECCE- Case di riposo sì, ma fuorilegge, abusive. Ne sono state chiuse due, a Lecce e Monteroni, e gli anziani, una buona parte dei quali costretti a letto, sono stati riaffidati alle famiglie. Nei guai finiscono i titolari delle strutture ma anche i lavoratori, intenti a somministrare farmaci senza essere infermieri.
A scovare le residenze non in regola sono stati i carabinieri del Nas, assieme ai colleghi del Comando Provinciale di Lecce. I controlli sono iniziati già dai primi giorni di agosto e proseguiranno anche nei prossimi. Al momento, i militari hanno scoperchiato il pentolone innanzitutto a Lecce: la struttura ricettiva per anziani inizialmente aveva richiesto l’autorizzazione al Comune ad operare come Centro diurno con funzionamento per 8 ore al giorno, senza pernottamento. Nessun ok era stato rilasciato ancora da Palazzo Carafa, eppure tutto era già in funzione. Di più: pur essendo catalogata come struttura diurna per persone autosufficienti (e quindi senza la necessità di personale medico e infermieristico con tutti gli adempimenti del caso), tra i cinque anziani presenti due pernottavano lì già da giorni. Per gli investigatori, è indubbio che così si sia configurata l’esistenza di una casa di riposo abusiva, priva proprio dei requisiti strutturali ed organizzativi di base.

Al titolare sono state contestate la violazione penale della “mancata comunicazione all’Autorità di P.S. delle generalità delle persone alloggiate” (art. 109 TULPS) e la violazione amministrativa dell’attivazione di struttura ricettiva per anziani priva di autorizzazione (art. 63 comma 1, L.R. n. 19/2006).

Stesso copione pochi chilometri più avanti, a Monteroni: sulla carta si trattava di una casa-alloggio destinata ad anziani autosufficienti e gestita da una cooperativa di Carmiano, ma nella realtà ospitava da tempo circa una decina di persone per la gran parte allettate e bisognose di assistenza, la quale poi veniva garantita da due semplici dipendenti senza la qualifica di “infermiere”, denunciate pertanto per esercizio abusivo di professione sanitaria. A dare prova di ciò anche la documentazione dei “passaggi di consegne” tra cinque dipendenti (le altre tre sono in corso di identificazione): lì venivano segnati ora per ora tutti gli interventi sui pazienti, comprensa la somministrazione di medicinali e terapie.

Il presidente della cooperativa è stato denunciato penalmente sia per “concorso in esercizio abusivo di professione sanitaria” che per “mancata comunicazione all’Autorità di P.S. delle generalità delle persone alloggiate”.

A questo si aggiungono contestazioni di violazioni amministrative (“omessa notifica di unità d’impresa alimentare all’Autorità competente”, “mancata implementazione di piano di autocontrollo H.A.C.C.P.”, “mancata comunicazione all’Autorità Sanitaria della trasformazione della tipologia di struttura ricettiva per anziani”).

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