LECCE- “La Corte d’Appello di Lecce, insieme con il suo distaccamento di Taranto, è “IL” baluardo della Giustizia per un bacino di utenza che racchiude quasi 1.800.000 abitanti, distribuiti su un territorio vasto oltre 7mila km2”. Lo scrivono le sezioni regionali dei Giovani Avvocati che, rappresentati dal presidente nazionale Michele Vaira, prendono carta e penna e denunciano il silenzio del Ministro della Giustizia Andrea Orlando in merito al rischio soppressione della Corte d’Appello di Lecce nell’ambito del disegno di riarticolazione dei presìdi di giustizia da qui alla fine dell’anno.
Scadenza ravvicinatissima e il Ministero non proferisce parola sul rischio mutilazione che il territorio potrebbe subire da qui a pochi giorni a dispetto delle voci contrarie che si levano da tutte figure professionali impegnate nel settore, dagli avvocati ai magistrati, dai docenti universitari alla politica.
Un ufficio – sottolineano i giovani avvocati – che, nonostante le difficoltà e le carenze di personale più volte lamentate dal suo Presidente ha retto un carico di lavoro che è stato pari a ben 4.024 procedimenti penali, 5.533 procedimenti civili e addirittura 7.129 procedimenti in materia di lavoro e previdenza, tutti pendenti al 30/06/14. Dati, questi ultimi – evidenziano – in costante aumento in termini di ingresso di nuove domande giudiziali.
A ciò va aggiunto – proseguono i giovani legali – che i luoghi che ospitano la Corte d’Appello di Bari sono già insufficienti a garantire un corretto funzionamento dell’attività giudiziaria vista la recente chiusura di tutte le Sezioni Distaccate del Tribunale. Per cui, l’ipotizzato accentramento sul capoluogo regionale del carico di lavoro oggi distribuito su Lecce e Taranto significherebbe il collasso.
Sulla base di tali ragioni, quindi – continuano – AIGA preannuncia la costituzione di un tavolo di discussione permanente tra Avvocatura, Magistratura, Politica e Società Civile che abbia ad oggetto una chiara e definitiva presa di posizione sul problema, al quale sono invitati a partecipare tutti i rappresentanti delle categorie chiamate in causa e, in primis, il Ministro della Giustizia. Per il quale – concludono con decisione – ci si augura che le proteste vibrate del territorio non restino inascoltate.