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Blasi lascia La Notte della Taranta: “Gestione personalistica e autoreferenziale”

LECCE- “Un addio che non arriva dall’oggi al domani, ma che è stato meditato, messo nero su bianco e diffuso attraverso un post su Facebook”, così dice Sergio Blasi, “nessuno potrà travisare le mie parole. Quelle sono“.  “IO MI FERMO QUI”, è la frase lapidaria che apre una lunga riflessione che ha portato Blasi, di fatto l’artefice della nascita della Notte della Taranta a dimettersi dalla fondazione. “Polemicamente e con rammarico, perchè, dice, le scelte sono ormai verticistiche, senza condivisione”.

Una decisione che arriva dopo l’ultima edizione del festival. A Blasi va il merito, forse non riconosciuto, di aver portato Phil Manzanera a dirigere l’orchestra. “Era il 30 novembre del 2013 quando ho preso l’aereo, come sempre a mie spese”, dice l’ex sindaco di Melpignano, per raggiungere Palma de Maiorca e incontrare l’entourage di Brian Eno. Viaggio da cui è partita quella serie di rapporti che hanno portato allo spettacolo di quest’anno.

“I 18 in cui la Notte della Taranta è diventata quello che appare oggi agli occhi del mondo, sono il mio più importante risultato pubblico, dice Blasi. Per questo lasciare la Fondazione è una decisione sofferta, lungamente meditata, ma che arriva all’esito di anni nei quali ho sollecitato un dibattito sul ruolo e la funzione di questo Festival per il Salento e la Puglia. Un dibattito che però gli attuali vertici non hanno mai ritenuto di cominciare, concentrandosi esclusivamente sull’evento, su ciò che accade sul palco, mentre dietro,  nel sempre più politicamente affollato backstage le decisioni non vengono più assunte in maniera collegiale, e sempre più invece in solitaria, da un vertice autoreferenziale.

Il rischio concreto che intravedo, e che mi convince della necessità di un passo indietro, è che questo progetto possa essere sminuito nelle sue ambizioni alte, smettendo di esistere al servizio del recupero e la diffusione della musica e della cultura tradizionale salentina per servire più misere ambizioni”.

Poi Blasi fa un esempio concreto: quest’anno ricorrevano i cinquant’anni della scomparsa di Ernesto De Martino. Eppure niente e nessuno ha ritenuto di doverlo ricordare nemmeno in una delle innumerevoli interviste ai vertici della Fondazione. Lo spettacolo e la necessità di lanciare numeri come fuochi d’artificio hanno avuto la meglio su tutto, in una ansia da prestazione che non ha nulla a che vedere con la missione della Fondazione.

Per concludere i ringraziamenti, ai musicisti soprattutto e infine un unico rammarico: “non essere riuscito a fare della Fondazione ciò che avevo immaginato. Non solo il luogo dove si organizza il Festival ma una vera e propria scuola in cui giovani ricercatori, studiosi, appassionati, approfondiscono. Purtroppo non tutti i sogni diventano realtà, anche quelli che, dopo diciotto anni, pensavo fossero a portata di mano”.

Un addio quindi alla fondazione presieduta da Massimo Manera, al quale abbiamo chiesto di commentare la decisione di Blasi, ma le nostre telefonate non hanno avuto risposta.

Mariella Costantini

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