LECCE- Continua l’incubo della sospensione idrica per i condomini delle palazzine dello ex Iacp oggi Arca. Stiamo parlando delle 63 famiglie che vivono in 4 PALAZZINE legate da un unico contatore, in piazzale Livorno, piazzale Siena e via Siracusa. Un problema che va avanti da mesi e che puntualmente lascia all’asciutto tante famiglie con diversi problemi a carico. Ci sono anziani, disabili, bambini e persone malate. E ora si aggiunge anche il caldo estivo. Una vicenda kafkiana, visto che risulta che i condomini hanno pagato. Aqp vuole i suoi 130 mila euro, ma di questi quasi 70 mila riguardano un problema legato alla rottura della tubatura della condotta dell’acqua: “Questo guasto tecnico, che persiste da qualche anno, deve essere liquidato -spiegava già l’amministratore Fabio De Carlo – da un ente pubblico che sia l’Arca sud o il comune di Lecce, non dagli inquilini”.
L’avvocata Zappatore, responsabile Arca, spiega che l’atteggiamento di Aqp è eccessivo: “Non sappiamo perché Aqp abbia tagliato l’acqua: il corrente è tutto pagato, quindi, non ci appare la migliore soluzione. Sul passato abbiamo accertato che gli inquilini hanno pagato sul conto corrente intestato alla società che gestiva l’autogestione Livorno. Non c’è una morosità sul corrente – spiega la responsabile Arca, Sandra Zappatore – La questione è tutta sul passato. Siccome la dispersione dell’acqua è avvenuta sul suolo pubblico abbiamo chiesto che il comune trovi una soluzione insieme a noi, senza chiedere inquilini”.
Ad aprile la prima temporanea sospensione, poi agli inizi di giugno e ancora la settimana scorsa. L’acqua manca per alcuni giorni, poi dietro sollecitazione, come in quest’ultimo caso attraverso l’ordinanza del Sindaco Paolo Perrone, torna a circolare nei rubinetti delle palazzine, anche se con lo spettro che la situazione si possa ripetere. E così è stato. Da mezzogiorno i condomini tornano a vivere il loro incubo: non c’è acqua.
“Siamo stanchi di questo tira e molla, nel quale nessuno si assume la responsabilità -afferma un’inquilina– Siamo giunti all’esasperazione. Paghiamo per un servizio che non abbiamo, siamo penalizzati ingiustamente. Se qualcuno è in grado di poterci tutelare intervenga il prima possibile perché non sappiamo più cosa fare”.