LECCE- La sua firma è solo “Francesco”: così il Papa si è presentato ai detenuti di Lecce, con la lettera di risposta a otto reclusi di Borgo San Nicola. Una risposta alla loro missiva del 1° maggio scorso, un incoraggiamento a “guardare al futuro con fiducia”.
A riportare le parole del Pontefice è stato il settimanale cattolico L’Ora del Salento, dopo l’incontro di venerdì 19 giugno, a Roca, del vescovo di Lecce, Mons. Domenico D’Ambrosio, con i reclusi inseriti nel progetto “70volte7”, voluto dalla Caritas diocesana.
Papa Bergoglio ha sancito la vicinanza del Vaticano al loro percorso di formazione, da ottobre a giugno, portato avanti attraverso attività lavorative volontarie di manutenzione e ristrutturazione dei locali destinati al Centro sociale rieducativo nel seminario della Marina di Melendugno, dove i carcerati hanno allestito un parco naturalistico e coltivato i terreni agricoli circostanti, producendo gli ortaggi destinati alle mense dei poveri di Lecce. L’estate i detenuti la passeranno a lavorare, con regolari contratti stagionali, per il funzionamento di quelle strutture ricettive.
“Ho ricevuto – scrive il Papa – la vostra lettera nella quale mi avete raccontato le rispettive e sofferte esperienze personali, come anche la gioia di svolgere una significativa attività lavorativa e di inserimento sociale presso alcune strutture ecclesiali. […] Conosco la situazione non sempre facile delle carceri, pertanto ho appreso con piacere dell’impegno in vostro favore da parte della diocesi di Lecce, specialmente del vescovo e dei responsabili della Caritas diocesana. La loro opera è il segno della vicinanza materna della Chiesa in questo luogo di dolore e di redenzione. Da parte mia – prosegue – vi incoraggio a guardare al futuro con fiducia, proseguendo con il prezioso aiuto del vostro cappellano e degli altri educatori il percorso di cambiamento e di rinnovamento interiore. Tutti noi facciamo sbagli nella vita e tutti siamo peccatori. E tutti noi dobbiamo chiedere perdono di questi sbagli e fare un cammino di reinserimento, per non farne più”.
E dopo la benedizione apostolica, in chiusura la richiesta del pontefice di pregare per lui.