LECCE- Una diagnosi non esatta sta mettendo in difficoltà una giovane donna, rischiando di compromettere la sua attività professionale da insegnante. Genitori allarmati per un possibile contagio, ma poi la smentita: l’infezione diagnosticata non c’e’, ma la macchina del pregiudizio è in moto, ed ora è difficile fermarla.
Tutto parte da un ricovero nell’ospedale Vito Fazzi di Lecce per un malore. I medici in un primo momento brancolano nel buio procedendo con analisi e accertamenti. Poi l ’intuizione di un neurologo, che riconosce gli inequivocabili sintomi del botulino: una tossinfezione da batterio generalmente contenuto nelle riserve alimentari.
Non essendo possibile però individuare nei cibi consumati nelle ultime 36 ore possibili cause, il dottore intravede un’altra possibilità in una ferita sul corpo della donna e da qui la diagnosi “botulino da ferita”. Scatta il previsto protocollo: la richiesta del siero salvavita disponibile presso il Ministero della Sanità di Roma, l’arrivo in giornata con un aereo di linea e la somministrazione. La donna guarisce e torna a casa.
La notizia si diffonde proprio per la rarità del caso. La donna, dopo due mesi di una lunga convalescenza, torna nella scuola dell’infanzia dove insegna, in provincia di Lecce, ma niente è come prima. Alcuni genitori mettono in atto una serie di comportamenti tesi all’emarginazione, boicottando il suo lavoro, portando via i figli prima delle sue lezioni. Hanno paura, temono un contagio. Nei suoi confronti parte, denuncia la donna, una vera e propria campagna diffamatoria.
Un atteggiamento quello delle mamme e dei papà che diventa incomprensibile nel momento in cui, arriva l’esito delle analisi di laboratorio direttamente dall’Istituto superiore della Sanità di Roma dove i campioni del suo sangue erano stati inviati. Nessun botulino da ferita, come è chiaramente scritto nel referto in cui si legge, in tutti i parametri considerati, la parola “negativo”. Il botulino non c’è quindi, il malore è stato causato da altro, ma questa volta, naturalmente, la notizia non ha la stessa risonanza.
L’insegnante, forte della propria verità e della fiducia e comprensione di molti genitori,vorrebbe solo continuare a svolgere serenamente il suo lavoro. “Ma ora sono stanca -dice- e se la campagna diffamatoria nei miei confronti continuerà, sarò costretta a tutelarmi nelle opportune sedi giudiziarie”.