SANNICOLA- Una chiesa bizantina sul punto di crollare, uno dei centri medievali fondamentali della cultura di Terra d’Otranto, a stretto contatto con l’abbazia di San Nicola di Casole, prossima alla cancellazione. È quello che rischia la chiesa di San Salvatore di Sannicola, occupata simbolicamente anni fa, ma mai strappata all’oblio e all’incuria. Torna al centro di una nuova protesta e di un appello che i cittadini hanno voluto lanciare alle istituzioni per “affrontare con attenzione e celerità particolari la situazione, al fine di scongiurarne il crollo. La chiesa potrebbe non sopravvivere al prossimo inverno”.
La proprietà resta privata. E “nonostante varie battaglie e numerosi articoli di giornale apparsi negli ultimi 30 anni – denuncia la Rete Civica per la Tutela del Paesaggio e del Patrimonio Storico Artistico ed Archeologico – appare innegabile il totale disinteresse dei proprietari per le sorti della chiesa. Un enorme albero di fico sta minando le fondamenta e neppure quello viene rimosso”.
Ecco perché si è preso carta e penna e scritto al Ministero dei Beni Culturali, perché, come da legge, sia questo o, in subordine la Soprintendenza, ad eseguire in proprio gli interventi, rivalendosi successivamente sui proprietari dell’immobile.
Ognuno per la sua parte: al Prefetto di Lecce ed al sindaco di Sannicola la rete civica chiede di convocare un tavolo con tutte le parti coinvolte. E dire che San Salvatore è un bene già censito e vincolato. Una storia e un epilogo che ricordano molto quella della chiesa di San Pietro dei Samari, nella vicina Gallipoli, ma anche dell’abbazia di San Mauro, nella stessa Sannicola, oltre alla ferita aperta di Casole. Senza interventi, sono monumenti destinati a diventare tutti pietraia.