LECCE- Per riavere indietro i soldi avrebbero minacciato anche una donna all’ottavo mese di gravidanza. Nulla di fisico, ma l’aggressione verbale provocò uno choc che la vittima ricorderà ancora per un po’. Affari, poco puliti, in famiglia per un gruppo di persone tutte di Aradeo, finite nei guai al termine dell’operazione anti-usura, condotta dalla Guardia di Finanza di Lecce, denominata “Bad Cheque”.
4 persone sono state arrestate, una quinta è ricercata. L’accusa per tutti è associazione a delinquere finalizzata all’usura, alle estorsioni e alla raccolta abusiva del risparmio.
L’inchiesta si è mossa sulla scorta di due denunce presentate da altrettanti commercianti, vessati dalle richieste di denaro avanzate dai titolari di un istituto finanziario di Aradeo al quale si erano rivolti per avere un prestito. Non immaginavano quanto pesanti sarebbero stati i tassi d’interesse.
Le indagini, condotte dal GICO di Lecce, concentrate soprattutto nel periodo compreso fra il 2008 ed il 2012, hanno fatto luce su una una serie di episodi di usura ed estorsioni ai danni di altre persone, scoperte solo attraverso le intercettazioni telefoniche.
8, in tutto, le vittime accertate, fra Gallipoli, Naviano, Aradeo, Nardò, Galatone e Parabita. I tassi di interesse applicati, stando alle risultanze investigative, erano elevatissimi, superiori al 140% annuo.
Nella rete della giustizia è finito l’Istituto Popolare Salentino, una holding composta da Carmine Minerba, 83 anni, dai figli Antonio, 57 anni e Massimo, 44, attualmente ricercato, dalla nuora Aurora Pepe, 56, e da Roberto Giuri, 51. Tutti incensurati, tutti adesso ai domiciliari.
Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati beni per 10 milioni di euro tra appartamenti, esercizi commerciali, conti correnti bancari, auto e lo stesso istituto finanziario che ora è stato affidato ad un custode giudiziario. Nella società, infine, in qualche modo figurerebbero persone vicine al Clan Coluccia, come è emerso dalle indagini.